POKER
Akari
Post Alabasta
— Mi dispiace, ragazzina, ma ho vinto anche questa volta. —
La donna fece schioccare la lingua tra i denti e, con sguardo avido, si distese letteralmente sul tavolo, afferrando e trascinando verso di se’ le fiches in gioco.
Nami la fisso’ inviperita, poi si passo’ una mano tra i capelli per cercare di calmarsi: stava perdendo tutti i soldi che aveva faticosamente racimolato da quando era entrata in quel casino’ e se c’era una cosa che odiasse in particolar modo era doversi ingegnare per nulla. Aveva spennato molti polli, grazie alla conoscenza di alcuni trucchi con le carte, ma quella donna era decisamente molto piu’ abile di lei: se l’avesse incontrata in un altro frangente, le avrebbe addirittura chiesto di farle da maestra, ma in quel momento l’unica cosa che desiderasse era fargliela pagare per il modo in cui si stava burlando di lei.
— Non dirmi che vuoi gia’ ritirarti… — la stuzzico’ la donna, con un sorriso ironico sul volto. Era molto alta e con un viso che avrebbe potuto definirsi bello, se non fosse stato per l’evidente sovrappeso; era accompagnata da cinque giovani di bell’aspetto che, a turno, le versavano il drink o le massaggiavano le spalle, anche se Nami era convinta che le prestazioni di quei ragazzi non si limitassero solo a quelle piccole cose. — Che ne diresti di una partita a poker, per concludere la serata? —
La cartografa sospiro’, nascondendo un ghigno furbo: finora nessuno era mai riuscito a sconfiggerla a poker, dal momento che ne aveva imparato tutti i segreti e trucchi fin da piccola, grazie ai pirati di Arlong. Comincio’ quindi a contare le fiches, ma dato che non le erano rimasti i soldi nemmeno per una puntata minima, dovette ben presto rinunciare ai suoi propositi di rivalsa.
— Mi dispiace, ma io passo, Madame Touchard. Non e’ decisamente il mio giorno fortunato. —
— Non dire sciocchezze, mia cara — rispose la signora — L’ultima partita e’ la piu’ importante, perche’ metto in palio tutta la mia vincita quotidiana. —
— Tu-tutto cio’ che hai vinto? — balbetto’ Nami, incredula. — E’… e’ impossibile, io non potrei mai rilanciare… —
— Dato che mi sei simpatica, ti verro’ incontro. Non voglio soldi, ne ho fin troppi. Potresti puntare qualche altra cosa. —
Nami la guardo’ sbigottita: cosa avrebbe potuto scommettere? Aveva altri soldi sulla Going Merry, ma non intendeva certo rischiarli. Aveva voluto visitare quel casino’ con l’intenzione di divertirsi e vincere qualcosa, non certo per rovinarsi: gia’ tremava al pensiero di Rufy, Usopp e Chopper che in quel momento si stavano di certo abbuffando senza limiti in qualche ignota locanda del posto… Forse avrebbe potuto chiedere un prestito: Zoro era andato al bar del casino’, ma di certo non aveva un soldo con se’; Sanji l’aveva accompagnata fin li’, per difenderla da eventuali malintenzionati, ma poi si era volatilizzato, dietro a chissa’ quale ragazza. Robin… Gia’, Robin stava giocando al tavolo della roulette e stava vincendo. Se le avesse chiesto un prestito, non avrebbe rifiutato di certo.
— Allora, mia cara… Hai deciso cosa puntare? —
— Andro’ a prendere altri soldi, Madame… Deve solo attendere un momento… —
— Evidentemente non ci siamo capite. Ho detto che non voglio i soldi, ma qualche altra cosa. —
— Ma io non ho piu’ nulla… —
La donna le lancio’ uno sguardo malizioso, poi punto’ gli occhi oltre le sue spalle, come se stesse fissando qualcuno con evidente interesse.
— Scommetterai quel biondino. —
Nami si volto’ di scatto e vide Sanji fermo ad una delle slot machines, intento a flirtare con una bruna procace.
— EH?! —
— E’ un tuo amico, no? Prima sei arrivata con lui e si da’ il caso che mi interessi molto. Se vincerai tu, avrai tutti questi soldi. Se vincero’ io, passero’ la notte con quel biondino. —
— CHE COSA?! —
Nami si alzo’ di scatto, non credendo alle proprie orecchie, e quasi contemporaneamente Sanji le si avvicino’, attirato dalle sue grida.
— C’e’ qualcosa che non va, Nami-san? Qualcuno qui ti sta dando fastidio? —
— Ah… No, non preoccuparti, Sanji-kun, e’ tutto a posto. —
— Oh, allora questo bel ragazzo e’ il tuo uomo? — domando’ Madame Touchard, ancora piu’ interessata.
La cartografa arrossi’ fino alla punta delle orecchie per l’imbarazzo, ma non ebbe il tempo di replicare, perche’ il cuoco l’afferro’ per le spalle e la attiro’ verso di se’.
— Hai visto, Nami-san? Agli occhi degli altri sembriamo proprio due fidanzatini… —
Nami gli rifilo’ una gomitata nello stomaco e si allontano’ da lui, seccata.
— Io non sono la donna di nessuno! D’accordo, accetto la tua proposta! —
La donna la guardo’ compiaciuta e le fece cenno di sedersi, dopo di che comincio’ a mescolare le carte.
“Vincero’ senz’altro”, penso’ Nami sorridendo “E tutti quei soldi saranno miei…”
— Non e’ davvero la tua serata fortunata, cara… —
La navigatrice della Going Merry fisso’ impietrita la scala reale dell’avversaria e poi il suo misero full, senza avere la forza di parlare.
— Non essere triste, Nami-san — cerco’ di consolarla Sanji alle sue spalle — Ti andra’ meglio la prossima volta. —
— Ehm, Sanji-kun… —
— Si’, mia dolce sirena? —
Nami si alzo’ lentamente, poi gli avvolse le braccia intorno al collo e gli diede un bacio sulla guancia. Il cuoco la fisso’ sbalordito, troppo sconvolto persino per rallegrarsi o fare la solita faccia da ebete.
— So che ti sacrificherai per me, Sanji-kun… —
— Na-Nami-san… —
— Vedi… Ti ho messo in palio in questa partita ed ho perso. Ora dovrai passare la notte con questa donna, ma sono sicura che te la caverai. — disse la ragazza tutto d’un fiato, avviandosi velocemente verso la porta.
— COSA?! —
— Mi dispiace, Sanji-kun — aggiunse la cartografa, strizzandogli l’occhio — Ma tu sai badare a te stesso e sono certo che troverai una soluzione. Ci vediamo domani. —
— NAMI-SAN!! DOVE STAI ANDANDO?! E VOI… LASCIATEMI! —
I cinque accompagnatori di Madame Touchard avevano circondato il cuoco, bloccandolo per le braccia; Sanji stava gia’ per rifilar loro uno dei suoi potenti calci, quando la donna allontano’ i ragazzi con un cenno del capo e si posiziono’ dinanzi al biondino, afferrandogli il mento con la mano.
— Non ti conviene fare resistenza. — gli disse con tono minaccioso — Ti ho regolarmente vinto ad una partita di poker e, se non rispetti i patti, sara’ quella ragazzina a farne le spese. —
— Non azzardarti a toccare Nami-san o… —
— Bene, allora ci intenderemo alla perfezione. E poi tu sei un gentiluomo, non oseresti mai alzare le mani su una donna, vero? —
Sanji le lancio’ uno sguardo torvo, poi si morse il labbro e sospiro’ rassegnato. Madame Touchard rise di gusto e ordino’ ai suoi accompagnatori di raccogliere le fiches e cambiarle, prima di salire in camera. Si sedette e ordino’ due drink, uno per se’ e uno per Sanji, ma il cuoco non bevve. Stava pensando al modo migliore per colpirla, senza farle troppo male, quando all’improvviso qualcuno sbatte’ violentemente le mani sul tavolo, proprio di fronte al posto in cui si era accomodata Madame Touchard.
Zoro.
Sanji lo squadro’ con aria interrogativa, ma lo spadaccino non lo degno’ di un’occhiata.
— Desideri qualcosa, giovanotto? — gli chiese la donna, lanciandogli uno sguardo tutt’altro che casto.
— Sfidarti. —
— Ora e’ troppo tardi, sto per ritirarmi in camera. Domani sera saro’ ben lieta di giocare con te. —
— Dicono che non rifiuti mai uno sfidante… Hai forse paura che la tua buona stella possa voltarti le spalle durante un’ultima partita a carte? —
Madame Touchard assunse un’aria divertita e vuoto’ con un solo sorso il contenuto del bicchiere che aveva in mano, senza smettere di fissare lo spadaccino, che rimase impassibile come al solito.
— E cosa metteresti in palio? Non mi sembri un uomo di grandi ricchezze… —
— Queste andranno bene. — replico’ il ragazzo, e lancio’ sul tavolo le sue tre spade senza alcuna esitazione.
— Zoro, ma cosa cavolo… — comincio’ Sanji, ma l’altro continuo’ ad ignorarlo.
— Due di queste spade hanno un grande valore — considero’ la donna, prendendole in mano ed esaminandole. — Sarebbe interessante fare una partita con un giovanotto cosi’ ardito, ma purtroppo i miei ragazzi sono gia’ andati a cambiare le mie fiches e non ho nulla da puntare. —
— La tua posta in gioco sara’ lui. — affermo’ deciso Zoro, indicando Sanji a cui quasi spuntarono gli occhi fuori dalle orbite per la meraviglia.
— E cosa te ne faresti? — rise la signora, alzandosi in piedi. — Io l’ho vinto poco fa e deve passare la notte con me. Che senso avrebbe metterlo in palio? —
— Si da’ il caso che anch’io voglia passare la notte con lui. —
Sanji quasi si strozzo’ con la sua stessa saliva, mentre Madame Touchard guardo’ esterrefatta lo spadaccino, che rimase tranquillo come se avesse semplicemente detto di voler bere una birra fresca.
— Che peccato — affermo’ la donna, con un lampo divertito negli occhi — Ed io che gia’ pensavo di farmi pagare con il tuo corpo… Ma se hai altri gusti, la cosa non sarebbe poi cosi’ piacevole… D’accordo, accetto la tua sfida. — concluse infine, sedendosi di nuovo al tavolo e prendendo le carte. — Basta un solo giro di poker. Chi vince avra’ il biondino. —
Zoro si accomodo’ a sua volta, mentre Sanji si posiziono’ dietro di lui, ancora sconvolto. Certamente Nami aveva chiesto a Zoro di andare a dargli una mano contro quella balena, ben sapendo come difficilmente lui avrebbe osato combattere contro una donna. Ma allora perche’ non aveva usato le spade come al solito, invece di dar vita a quella stupida messinscena della partita e del premio in palio? Perche’ voleva umiliarlo fino a quel punto?
— Scala Reale. — affermo’ compiaciuta la donna, e Sanji sobbalzo’. — Mi dispiace ragazzo, non potrai divertirti stasera. —
— Poker d’assi. —
— COSA?! — Madame Touchard balzo’ in piedi di scatto e Sanji fece un passo indietro, spaventato dalla possibilita’ che la donna volesse ucciderli, gettandosi loro addosso con tutta la sua mole. — Non esistono cinque assi in un mazzo di carte! Hai barato e non sei nemmeno in grado di farlo decentemente! —
— Puoi dimostrare che e’ il mio asso di picche ad essere falso? Potrebbe essere anche il tuo… E non credo che una verifica ti convenga: chissa’ quante altre carte hai nascosto addosso. —
— Non te la caverai cosi’ facilmente — Madame Touchard era seriamente irritata — I miei ragazzi non hanno soltanto un bel faccino, ma all’occorrenza sanno anche combattere. E finora hanno avuto molte occasioni di mettere alla prova le loro abilita’… —
Zoro afferro’ tranquillamente le spade dal tavolo, poi si incammino’ verso la parete della stanza e vi si appoggio’ contro, con le braccia conserte, in attesa.
— Di’ pure loro che Rolonoa Zoro accetta la sfida. —
— Ro-Rolonoa Zoro? — balbetto’ improvvisamente la donna mastodontica — *Quel* Rolonoa Zoro? Quello sulla cui testa pende una taglia di 60 milioni di berry?! —
Lo spadaccino non fiato’, ma lo sguardo minaccioso che lancio’ alla sua avversaria fu piu’ eloquente di mille parole. Madame Touchard indietreggio’ spaventata e, dopo aver afferrato il soprabito dalla sedia, si precipito’ verso la porta, quasi travolgendo i suoi accompagnatori che tornavano con la vincita della serata in contanti.
— Prenditi pure il biondino e non farti vedere mai piu’! — grido’, prima di sparire velocemente.
Sanji si accese una sigaretta e, dopo un paio di boccate, si avvicino’ a Zoro, che era rimasto fermo contro il muro.
— Come al solito, non perdi mai occasione di vantarti della tua taglia stratosferica… Idiota. —
Lo spadaccino non rispose e il cuoco gli diede le spalle e fece per andarsene.
— E potevi anche risparmiarti tutta questa sceneggiata. Non avevo certo bisogno del tuo aiu… — Ma non pote’ finire la frase, perche’ Zoro gli afferro’ il polso e lo costrinse a voltarsi.
— Dove stai andando? —
— Alla Going Merry, che domande… Nami e Robin saranno gia’ li’. —
— Non puoi. Ho vinto, quindi devi passare la notte con me. —
— EH?!? — Sanji arrossi’ di colpo e guardo’ il compagno con occhi sbarrati, incapace di formulare qualsiasi parola o pensiero coerente. Per una frazione di secondo credette di aver capito male, ma le successive parole di Zoro gli tolsero ogni dubbio.
— Era nei patti. Ho vinto regolarmente e tu sei il mio premio. —
— Ti ha dato di volta il cervello? E’ stata sicuramente Nami ad avvisarti, sebbene io non avessi bisogno di manforte. Quindi non aspettarti che ti ringrazi e smettila di umiliarmi con questa buffonata, ne ho gia’ avuto abbastanza! —
Lo spadaccino non sembro’ impressionato dal tono irato del compagno e, stringendogli piu’ forte il polso, lo attiro’ verso di lui e lo spinse con le spalle contro il muro.
— Dannazione Zoro, a che gioco stai giocando? Smettila o ti tiro un calcio! —
Sanji stava cominciando ad agitarsi: sapeva bene di potersi liberare da quella gabbia umana in qualsiasi momento, ma Zoro era troppo vicino e lui era troppo confuso perche’ potesse agire lucidamente. Gli era gia’ capitato altre volte di provare quella sensazione di incapacita’ e debolezza vicino a quello spadaccino, ma non voleva che lui se ne accorgesse, altrimenti avrebbe dovuto ammettere che, nonostante la sua passione innata per tutte le donne, il suo cuore batteva da tempo per una zucca vuota e verde.
— Stanotte farai quello che dico io…. —
Zoro doveva essere impazzito, o almeno quello fu il pensiero di Sanji, mentre un brivido gli saliva lungo la schiena al sentire il respiro del compagno sul suo collo: forse aveva bevuto troppo al bar… si’, doveva essere quello il motivo… Premette i pugni contro il suo torace, come se volesse spingerlo via, ma l’unico risultato fu quello di avvicinarsi istintivamente ancora di piu’ a lui. Zoro avvicino’ la testa al suo orecchio e Sanji trattenne il respiro: stava perdendo tutta la sua dignita’ e la cosa strana era che non gliene importava minimamente. Doveva essere ubriaco anche lui…
— Mi vanno bene tre tipi diversi di pastasciutta, un arrosto, pesce fritto, qualche cotoletta, una macedonia e per finire il dessert… —
— CHE COSA?! —
Sanji si stacco’ di colpo da Zoro e lo fisso’ sconvolto.
— Perche’ diavolo urli, stupido di un cuoco?! —
— COSA VUOL DIRE?? —
— E’ quello che devi cucinarmi, no? — ribatte’ lo spadaccino seccato. — Ti ho vinto per una notte, e cio’ vuol dire che per una notte devi fare tutto cio’ che voglio. Quindi, preparami tutti quei piatti e *senza* usare avanzi come al solito… —
Sanji apri’ la bocca piu’ volte per dire qualcosa, ma nemmeno una sillaba usci’ dalle sue labbra: non sapeva se ridere o piangere, pero’ era ben sicuro di quale sarebbe stata la sua prossima mossa.
— IDIOTA! — E con un calcio poderoso nello stomaco, scaravento’ il compagno dall’altra parte della sala, senza colpire fortunatamente il tavolo e le sedie.
— MA SEI IMPAZZITO, DANNATO DAMERINO???? —
Zoro si rialzo’ dolorante e, con uno scatto improvviso, si lancio’ addosso al cuoco, afferrandogli il bavero della giacca e strattonandolo con violenza.
— Perche’ diavolo mi hai colpito? —
— Perche’ tu non capisci mai niente! — urlo’ Sanji a sua volta e, senza badare allo sguardo perplesso dell’amico, mise una mano dietro la sua nuca e premette con forza le labbra contro le sue. Lo spadaccino non ebbe nemmeno il tempo di rendersi conto di cio’ che stava succedendo che il cuoco aveva gia’ allontanato il viso dal suo ed aveva abbassato gli occhi.
— Adesso lasciami andare — gli ordino’ perentorio, afferrando le mani dell’altro che erano rimaste ancorate alla sua giacca. Ma Zoro non aveva alcuna intenzione di obbedirgli: aumento’ la presa e attiro’ Sanji verso di se’, poggiando la fronte sulla sua mentre le labbra si curvavano in un ghigno soddisfatto.
— Ho dovuto barare al gioco per costringerti a farlo, stupido cuoco borioso… — gli disse in tono falsamente minaccioso, dopo di che avvicino’ la sua bocca a quella del biondino e lo bacio’. Fu dapprima un bacio casto, un lieve tocco di labbra; poi Sanji, superato il primo momento di stupore, strinse piu’ forte le mani del compagno, che ancora indugiavano sul suo petto, e accarezzo’ con la lingua i contorni della sua bocca. Le braccia di Zoro scivolarono intorno alla vita del cuoco e, con un gemito di soddisfazione, lo spadaccino lascio’ che la sua lingua incontrasse l’altra e assaporasse il gusto di quella bocca che, fino a quel momento, gli aveva regalato solo insulti.
Si staccarono ansimando e Zoro morse il labbro inferiore di Sanji, che ricambio’ prontamente afferrando uno dei suoi orecchini tra i denti e tirandoglielo appena.
— A quanto pare, stanotte dovro’ iniziare dal dessert… — gli sussurro’ lo spadaccino all’orecchio; il cuoco sospiro’ e inclino’ leggermente la testa di lato, lasciando che Zoro gli sfiorasse il collo con una lunga serie di piccoli baci.
— RAGAZZI! —
L’urlo improvviso di Nami li fece sobbalzare e, rossi in volto come bambini sorpresi a compiere una marachella, i due si allontanarono di scatto l’uno dall’altro e si voltarono in direzione della voce. Nami e Robin erano accanto alla porta, la prima con le mani sui fianchi in segno di impazienza e la seconda appoggiata allo stipite con un’espressione divertita sul volto.
— Siamo molto contente che vi siate messi insieme — riprese la cartografa — Ma ora la volete piantare? —
— Da quanto tempo siete li’? — riusci’ a mormorare Sanji, nonostante l’imbarazzo.
— Da qualche minuto — rispose Robin — Non volevamo disturbarvi, ma voi non la finivate piu’… —
— A quanto pare ho fatto bene a spiegare a Zoro cio’ che era successo con Madame Touchard — aggiunse Nami, facendo l’occhiolino — ma ho paura che dovrete cambiare i vostri programmi per la nottata… —
Zoro e Sanji la guardarono sbigottiti e la navigatrice scoppio’ in una sonora risata.
— Vedete, la Navigatrice ha voluto sfidare un’ultima volta la sorte, giocando alla roulette… — comincio’ Robin.
— Ma non avendo piu’ un berry, ho puntato voi due e ho perso… —
— CHE COSA?!? —
— Fammi mettere le mani addosso a quella strega e giuro che l’affetto! — si lamento’ Zoro, passando a Sanji il piatto insaponato da risciacquare.
— Meno male che stavolta ha perso contro il casino’ e ci tocca solo lavorare in cucina — rise il cuoco — Non avrei sopportato un’altra Madame Touchard… —
— Ormai la notte e’ quasi finita… — borbotto’ lo spadaccino con fare noncurante, fingendo di essere intento a sgrassare una pirofila.
Sanji lo sbircio’ di sottecchi, poi si asciugo’ le mani e si accese una sigaretta.
— Mi dispiace, ma al canto del gallo non potrai piu’ avere la pastasciutta, l’arrosto, il pesce e le cotolette… La vincita valeva solo per questa notte. —
Zoro fisso’ il compagno intensamente e, dopo essersi pulito le mani, lo afferro’ per la vita e lo attiro’ vicino a se’.
— Hai barato per nulla, Rolonoa Zoro — lo prese in giro Sanji, accarezzandogli la schiena.
Lo spadaccino gli tolse la sigaretta dalle labbra e, dopo averla gettata a terra, gli poggio’ delicatamente una mano sulla guancia e lo bacio’ a lungo.
— Io non faccio mai nulla per nulla. — gli disse poi, senza scioglierlo dall’abbraccio — Almeno mi e’ rimasto il dessert… —
FINE.