FARAYA
Akari
Post Alabasta
Durante i lunghi periodi di navigazione, le giornate scorrevano sempre uguali sulla Going Merry, sebbene ‘uguali’ non significasse certo che fossero tranquille: anche quella mattina, Nami stava sbraitando contro Rufy, perche’ i continui gridolini entusiasti che lui e Chopper lanciavano ogni qualvolta avvistassero un nuovo pesce tra le onde la distoglievano dall’esame delle sue carte nautiche; Usopp aveva appena finito di testare un nuovo tipo di proiettile esplosivo, che avrebbe colpito in pieno Zoro addormentato sul ponte, se Robin non avesse spostato di peso lo spadaccino, grazie alle sue quattro braccia comparse in tempo dal pavimento.
Sanji lancio’ un’altra rapida occhiata ai suoi compagni, poi si allontano’ dalla ringhiera e ritorno’ in cucina: si avvicino’ al fornello dove la zuppa di pesce che aveva preparato per pranzo stava cuocendo, l’assaggio’ e aggiunse un pizzico di sale per darle un sapore perfetto. Poggio’ il coperchio sulla pentola e senti’ l’inconfondibile risata di Rufy e i borbottii di Nami che, come al solito, aveva rinunciato a ragionare con quella zucca vuota del loro capitano. Sanji scosse la testa divertito e, dopo aver controllato che la zuppa cuocesse a fuoco lento, si appoggio’ al tavolo e si accese una sigaretta.
Era ormai parecchio tempo che si era unito a quella strampalata ciurma di pirati, eppure continuava a sentirsi ancora come l’ultimo arrivato. Persino Chopper e Robin sembravano molto piu’ integrati, a volte. E pensare che lui, invece, adorava mettersi in evidenza: lo aveva sempre fatto, fin da bambino, perche’ non sopportava che il vecchio Zef lo definisse uno stupido moccioso e, poi, perche’ credeva ingenuamente che quello fosse l’unico modo per rendersi importante. Nonostante fosse ormai cresciuto e fosse diventato un pirata, aveva mantenuto quell’ atteggiamento un po’ immaturo che lo contraddistingueva, cosicche’ sulla Going Merry le zuffe con Zoro erano all’ordine del giorno, proprio come al Baratie quelle con il vecchiaccio, con Paty o con Carne.
A lui piaceva provocare, eppure non voleva essere provocato; e dal momento che Zoro aveva il suo stesso, pessimo carattere, i loro rapporti erano sempre tempestosi. Lo spadaccino tendeva ad ignorarlo e questo a Sanji non andava giu’: sebbene fosse quasi sempre l’altro ad iniziare i loro battibecchi, lui rispondeva a tono e alimentava il fuoco, perche’ sapeva che quello era l’unico sistema che avesse per attirare la sua attenzione. Cosi’ come fare il galante con Nami e Robin era l’unico modo che conoscesse perche’ le ragazze si ricordassero che c’era anche lui.
In fondo, non era rimasto che un bambino, per questo nessuno lo prendeva sul serio. Ma d’altronde, non era cosa che avrebbe dovuto importargli: se tutto quello gli era andato bene fino a quel momento, non capiva perche’ dovesse cominciare a pensarci proprio adesso.
Si passo’ nervosamente una mano tra i capelli, poi spense la sigaretta nel posacenere e sfoglio’ alcune mappe che Nami aveva lasciato sul tavolo fin dalla colazione: li’, da qualche parte lungo la Rotta Marittima, vicino a qualche isola molto simile a quelle raffigurate nelle cartine, si trovava All Blue, il mare leggendario in cui nuotavano tutti i pesci della Terra. Era quel paradiso il suo vero obiettivo e ad esso soltanto avrebbe dovuto indirizzare i suoi pensieri, senza lasciarsi distrarre da tardive analisi personali che avevano il solo risultato di lasciarlo piu’ confuso di prima. E la colpa era sempre di quello spadaccino da strapazzo, che prima lo insultava e poi lo evitava.
La sera precedente avevano litigato come al solito, perche’ Zoro aveva nuovamente risposto male a Robin, dichiarando di non fidarsi ancora di lei. Sanji non sopportava che si mancasse di rispetto ad una donna, cosi’ si era intromesso e i due avevano finito con l’offendersi a vicenda. Per il cuoco, pero’, tutto quello era solo un gioco: sapeva che, se avesse stuzzicato il compagno, questi avrebbe risposto a tono e sarebbe iniziata la loro tipica scaramuccia che poi si sarebbe conclusa con una bella bevuta.
Ma quella sera Zoro ci era andato giu’ pesante, anzi, per quello che ricordava, ci stava andando giu’ pesante fin da quando avevano lasciato Alabasta. Poteva comprendere il nervosismo dell’amico dopo prove tanto dure, ma non riusciva a capire perche’ si stesse comportando tanto acidamente soltanto con lui; con gli altri infatti aveva mantenuto il solito atteggiamento, mentre sembrava non potesse piu’ sopportare nemmeno la presenza del cuoco di bordo. Era proprio per darsi una spiegazione che Sanji aveva preso a riflettere su se stesso quella mattina, ma non aveva trovato nulla di diverso dal solito nel suo modo di porsi nei confronti di Zoro. E soprattutto non aveva capito nemmeno perche’ se la prendesse tanto.
- Scusa, ti disturbo? -
Sanji balzo’ in piedi dalla sedia su cui si era seduto per analizzare le cartine e sfodero’ il migliore dei suoi sorrisi, mentre andava incontro a Robin che era appena entrata in cucina.
- Ma cosa dici, mia dolce Robin… - inizio’ un attimo dopo - Tu non mi disturbi mai. -
La ragazza portava con se’ alcuni pesanti libri che il cuoco le tolse prontamente di mano, poggiandoli sul tavolo.
- Grazie, ma non ce ne era bisogno. Sai bene che posso far crescere tutte le braccia che voglio dal mio corpo…-
- Una signora non deve mai fare una fatica inutile quando e’ in mia presenza. -
Il ragazzo biondo sposto’ una sedia e fece cenno alla donna di accomodarsi, dopo di che corse alla credenza e tiro’ fuori una bottiglia contenente il suo speciale drink. Riempi’ due bicchieri, ne offri’ uno alla compagna e poi si sedette accanto a lei, sorseggiando la sua bevanda.
Nico Robin lo ringrazio’ con un sorriso e apri’ uno dei grossi libri che aveva innanzi, cominciando a sfogliare velocemente le pagine come se cercasse qualcosa, sotto lo sguardo interrogativo del cuoco.
- Sai qual e’ la nostra prossima meta? -
- Se non sbaglio, Nami ce ne ha parlato ieri. L’isola di… Faraya, giusto? - domando’ il ragazzo, dopo aver riflettuto per un attimo.
- Esatto. - confermo’ la donna. - La terra delle maree. -
- Nami ha detto che si tratta di un posto sommerso dall’acqua e che soltanto in alcuni giorni e per alcune ore la marea si ritira dall’isola. C’e’ qualcosa che ti interessa laggiu’? -
Robin sposto’ leggermente il libro verso destra e indico’ una pagina a Sanji.—
- Centinaia di anni fa, Faraya era un’isola come tutte le altre, ma il maremoto causato dall’eruzione di un vulcano sottomarino ha fatto si’ che le maree seguissero un loro corso particolare. Non che fenomeni strani come questo siano infrequenti qui sulla Rotta Maggiore… Ad ogni modo, l’alta marea sommerge l’isola quasi completamente, lasciando fuori soltanto il promontorio piu’ alto. Gli abitanti vivono lassu’ da tempo immemorabile ormai e sarebbero totalmente isolati dal resto del mondo, se qualche nave non attraccasse ogni tanto, approfittando della bassa marea. -
- Non possono approfittare anche loro della bassa marea per andarsene? - le chiese il cuoco, dopo aver osservato sul libro la fotografia del promontorio circondato dall’acqua.
Robin scosse la testa e mando’ giu’ un lungo sorso della bevanda rinfrescante di Sanji.
- Quella e’ loro terra, non se ne andrebbero mai. E poi non possono nemmeno possedere delle imbarcazioni, perche’ durante l’alta marea il porto viene sommerso ed eventuali navi attraccate verrebbero spazzate via. Ne’ ovviamente e’ possibile attraccare le navi ad un promontorio cosi’ scosceso. -
- Ma allora noi come faremo a sbarcare e ad attendere il tempo di registrazione del magnetismo per il logpose? -
La ragazza alzo’ entrambe le sopracciglia con aria sorpresa, poi soffoco’ una risatina e tiro’ nuovamente il libro verso di se’.—
- Tu e lo Spadaccino eravate molto presi dalla vostra discussione, visto che non avete ascoltato nemmeno una parola di quanto abbiamo detto io e la Navigatrice ieri sera. -
Sanji fece per protestare, ma Robin lo blocco’ con un cenno della mano.
- Dobbiamo arrivare a Faraya quando le acque si ritirano ed aspettare 6 ore per la registrazione. So che ci vuole tanto, perche’ ci sono gia’ stata in passato. La bassa marea dura 9 ore e dovremmo farcela abbondantemente, se seguiamo questo ritmo di navigazione. La Navigatrice infatti ha calcolato che l’isola riemergera’ questa notte alle tre, cosi’ abbiamo fissato le vele in modo da aumentare la nostra velocita’. Se il vento continua ad aiutarci, alle cinque di domattina saremo a destinazione. L’alta marea tornera’ a mezzogiorno, ma per allora avremo gia’ registrato il magnetismo e cosi’ potremo ripartire tranquillamente. Possibile che nessuno di voi due ci abbia dato retta ieri? Anche lo Spadaccino e’ cascato dalle nuvole, qualche ora fa, quando gli abbiamo chiesto di fissare le vele, e la Navigatrice non ha affatto gradito il doverglielo spiegare di nuovo. -
- Nami e’ ancora piu’ bella quando si arrabbia… - considero’ il cuoco con quella sua solita aria sognante, che piu’ volte Zoro aveva qualificato come ‘ebete’. - Ma tu sei bella quanto lei, Robin cara… - si affretto’ ad aggiungere, prendendo una mano della ragazza e stringendola tra le sue.
- Non mi pare tu ci abbia concesso molta attenzione ieri sera… -
Sanji si acciglio’ e lascio’ cadere la mano della donna, che lo fissava sempre piu’ divertita.
- Zoro farebbe irritare chiunque - aggiunse il cuoco seccato, mentre si accendeva una sigaretta.
- D’accordo, non sono affari miei. Ma ora passiamo al punto per cui sono venuta qui con tutti questi libri. -
Sanji si volto’ a guardarla incuriosito, ma la ragazza aveva gli occhi fissi avanti a se’, i gomiti sul tavolo e il mento poggiato sulle mani.
- Ti ho gia’ detto che gli abitanti di Faraya sono pressoche’ isolati dal mondo intero - inizio’ - Per cui hanno dovuto arrangiarsi da soli per sopravvivere. Il promontorio su cui si rifugiarono era fortunatamente abbastanza ampio, cosi’ hanno potuto dedicare spazio alle coltivazioni e alla caccia. Pescare era per loro assolutamente impossibile, a meno che non scendessero a valle nelle ore di bassa marea, il che pero’ avveniva una volta ogni mese, se non di meno. Coloro che sono riusciti ad approdare sull’isola hanno pero’ raccontato che quegli uomini avevano pesce fresco tutti i giorni, il che fu da loro spiegato con l’esistenza di un altro mare sul promontorio. Una sorta di quinto mare. -
Sanji impallidi’ vistosamente e la sigaretta gli cadde dalle labbra per lo stupore; un braccio di Robin la raccolse da terra e la lancio’ ad un altro braccio apparso sul tavolo, che a sua volta la spense nel posacenere.
- Un qui-quinto mare? - balbetto’ il ragazzo biondo, scattando in piedi. - Intendi dire che potrebbe trattarsi di All Blue? Ma com’e’ possibile? All Blue racchiude tutti i pesci del mondo e quindi deve essere un mare immenso…. Come potrebbe trovarsi su un promontorio?! -
- All Blue e’ definito ‘il quinto mare’, ma non e’ detto che sia propriamente cosi’. Hai mai pensato che potrebbe trattarsi soltanto di un lago molto profondo in cui, in forza di canali sottomarini naturali, confluiscono le acque degli altri quattro mari della Terra? -
Sanji si lascio’ cadere nuovamente sulla sedia e fisso’ la compagna esterrefatto. Aveva sempre pensato che All Blue fosse un mare nel vero senso della parola e non un laghetto formato dai flussi degli altri quattro; aveva sempre creduto che fosse un fantastico paradiso in cui nascessero e vivessero tutte le specie di pesci conosciute, e non che queste ci arrivassero per caso in virtu’ di canali sottomarini.
Eppure Robin poteva aver ragione.
- Ad ogni modo, io devo accertarmene - disse poi ad ad alta voce, continuando a seguire il corso dei suoi pensieri.
Anche se fosse stata una realta’ troppo deprimente da accettare… anche se avesse avuto la conferma di aver sprecato il suo tempo ad inseguire un’utopia… anche se l’oggetto del suo sogno si fosse rivelato totalmente diverso da cio’ che sperava… lui doveva accertarsene.
- E’ per questo che ho portato qui tutti questi libri. - gli sorrise Robin.
Sanji lancio’ un’occhiata alla pila di volumi sul tavolo, poi rivolse alla compagna uno sguardo riconoscente.
- Troveremo sicuramente qualche notizia piu’ approfondita sul fantomatico quinto mare di Faraya, qui, da qualche parte. Piuttosto… - la ragazza si interruppe per un attimo e guardo’ l’altro fisso negli occhi, come se volesse leggergli dentro. - Se fosse davvero All Blue, tu cosa faresti? -
Il cuoco piego’ il capo all’indietro e lascio’ che il suo sguardo vagasse lungo il soffitto della cucina, attendendo qualche secondo prima di rispondere a quella domanda troppo ovvia.- Rimarrei su quell’isola. -
- Che cosa? -
- Hai sentito bene, rimarrei dove si trova All Blue. Forse dovrei convincermi che non e’ importante come sia fatto il mare dei miei sogni, perche’ l’unica cosa che conti davvero e’ che io riesca a raggiungere la mia meta. Ma io sono sicuro che All Blue sia un posto straordinario, altrimenti non sarebbe stato tanto decantato dalle leggende. Se il quinto mare si trovasse davvero sull’isola di Faraya, non sarebbe un semplice lago. Non lo sarebbe per me. Ed io rimarrei li’, come ho sempre desiderato. -
- Quindi lasceresti questa nave, senza essere giunto al One Piece? -
- Io e Rufy avevamo fatto un accordo. Io l’avrei accompagnato nel suo viaggio, aiutandolo a diventare il re dei pirati, e nel frattempo avrei cercato All Blue. Se trovassi cio’ che cerco, non avrebbe piu’ senso rimanere su questa nave. -
Robin colse una nota di malinconia nella voce del cuoco, e fu certa che il pensiero di lasciare la ciurma gli pesasse molto piu’ di quanto volesse ammettere.
- Sai che se decidessi di stare a Faraya, non potresti piu’ tornare indietro? Li’ non ci sono navi, e viaggiatori che capitino da quelle parti sono rari. Potresti anche restare li’ per sempre. -
Sanji fece spallucce, dopo di che afferro’ uno dei libri e comincio’ a sfogliarlo per cercare notizie.
- Mi dispiacerebbe non poter vedere Rufy coronare il suo sogno, ma per il resto… non avrei rimpianti. -
- E credi che agli altri non dispiacera’? -
Il ragazzo si porto’ una sigaretta alle labbra, l’accese e continuo’ a leggere velocemente le pagine innanzi a se’.
- Probabilmente, soltanto a Rufy e a Chopper. Agli altri non farebbe ne’ caldo ne’ freddo. -
- Ma cosa dici? Io non voglio certo che tu te ne vada e senza di te la Navigatrice… -
Sanji si lascio’ scappare una risata.
- So bene che Nami mi usa quando le fa comodo, ma a me sta bene cosi’, perche’ e’ quello che voglio. Mi hanno sempre insegnato che i desideri delle donne vengono prima: un cavaliere e’ sempre un cavaliere, non importa se sia stimato o meno per quello che fa. E comunque, non credo che Nami sentira’ la mia mancanza, sebbene io sentiro’ tantissimo la sua… e la tua, Robin cara… - aggiunse poi, fissando la compagna con aria imbambolata e prendendole nuovamente la mano.
- Ma… e gli altri due? -
- Ad Usopp torno utile, quando vuole essere protetto - rispose l’altro, gettando la cenere nell’apposito contenitore sul tavolo - mentre Zoro… mhh, Zoro mi avrebbe fatto sbarcare gia’ molto tempo fa, se avesse potuto. -
- Non dire schiocchezze… -
- Gia’, forse ho esagerato - rise Sanji - Ed e’ inutile parlare di questo ora, visto che non sappiamo nemmeno se All Blue sia davvero a Faraya, non trovi? Mi aiuterai a cercare qualche notizia in piu’? -
- Sono qui per questo - gli sorrise Robin - Ma prima devi lasciarmi la mano… -
- Ah… - tentenno’ il cuoco - Peccato, mi e’ andata male anche questa volta… - aggiunse poi, staccandosi dalla ragazza e riprendendo ad esaminare il libro.
Se avesse trovato anche un solo indizio che avesse confermato la tesi del quinto mare su quella stramba isola, sarebbe sbarcato davvero.
A prescindere da tutte le cose in sospeso che avrebbe lasciato sulla nave.
A prescindere dalla promessa che aveva fatto a Rufy.
A prescindere da uno stupido spadaccino che forse avrebbe fatto meglio a non avere piu’ tra i piedi.
——
- Svegliati, e' ora di pranzo… -
Zoro mugugno’ qualcosa nel sonno e si rigiro’ su un fianco, ma la voce continuo’ imperterrita a risuonargli nelle orecchie.
- Insomma, ti decidi ad alzarti? -
Lo spadaccino senti’ una mano scuoterlo con forza e si sveglio’ di scatto, quasi come se qualcuno gli avesse gettato un secchio d’acqua fredda addosso.
- Adesso piantala, stupido cuoco! Sai bene che detesto essere svegliato! -
Zoro si volto’ di colpo, la faccia contratta in una smorfia furibonda e intenzioni bellicose nei confronti dell’idiota che aveva osato disturbarlo.
Ma non erano capelli biondi quelli che si ritrovo’ davanti, ne’ tanto meno era il viso saccente di Sanji quello che gli comparve dinanzi agli occhi.
- Tu… -
Robin era accanto a lui, con le gambe piegate, i gomiti appoggiati sulle ginocchia e il viso tra le mani. Le sopracciglia erano sollevate in un’espressione interrogativa e Zoro si dette mentalmente dello stupido per la figuraccia che aveva appena fatto.
- Mi dispiace, ma non sono *lo stupido cuoco*… - asseri’ la ragazza, quasi divertita - E volevo solo avvisarti che tra poco sara’ pronto in tavola. Sbrigati, se non vuoi che il Capitano spazzoli via tutto. -
Senza nemmeno aspettare una risposta o un cenno d’assenso, la donna si alzo’ e si allontano’ in direzione della cucina, mentre Zoro imprecava contro se stesso, maledicendosi per la sua stupidaggine.
Sanji gli creava problemi anche quando non era presente, e lo spadaccino stava cominciando ad averne abbastanza di tutta quella situazione. Eppure sapeva perfettamente che avrebbe dovuto prendersela soltanto con se stesso, perche’ era lui ad avere problemi con il compagno, non viceversa. Infatti, da quando avevano lasciato Alabasta, aveva fatto di tutto per evitarlo e le volte in cui era stato Sanji a provocarlo per primo, aveva sempre risposto in maniera molto piu’ pesante del solito.
Tra di loro c’era sempre stato uno strano rapporto: prima si beccavano come cane e gatto, poi facevano tranquillamente insieme i turni di guardia o le pulizie in cucina. Una volta, il compagno lo aveva ripreso per il modo in cui aveva asciugato i piatti, lui aveva risposto a tono e Sanji era scoppiato in una sonora risata. Lui aveva bofonchiato un “idiota” ed aveva preso ad asciugare i piatti nel modo corretto, anche perche’ la risata dell’altro aveva smorzato ogni tentativo di discussione piu’ accesa. Un’altra volta, Zoro era salito sulla postazione di vedetta per dargli il cambio e l’aveva trovato addormentato. Avrebbe voluto dargli un calcio per svegliarlo, ma aveva notato che, quando dormiva, Sanji non aveva piu’ quell’espressione stupida sulla faccia; e cosi’ era stato di guardia con l’altro addormentato al suo fianco. La mattina erano poi ricominciate le loro solite baruffe, ma era normale che laddove l’uno provocasse, l’altro rispondesse. Il loro rapporto era nato cosi’ e difficilmente Zoro avrebbe potuto tenere un altro tipo di comportamento: gli piaceva condurre e alimentare quello strano tipo di situazione, e si divertiva troppo a prendere in giro quel cuoco e a fargli notare come fossero ridicoli i suoi atteggiamenti da donnaiolo impenitente.
Questo finche’ non aveva capito che era Sanji ad avere invece le redini del gioco.Se ne era reso conto quando erano scappati da Rainbase e Rufy aveva deciso di affrontare Crocodile da solo: lui si era sentito estremamente teso e, per sfogare il suo nervosismo, non aveva trovato niente di meglio da fare che sollevare Ciglione con la sua spada. Ma a quel maledetto cuoco era bastata solo un’occhiata per capire che in realta’ il suo malumore aveva una causa ben precisa.
Zoro era preoccupato per Rufy.
Aveva avuto paura che il capitano quella volta non ce la facesse a vincere, e in quel frangente si era sentito terribilmente impotente.
Ma come poteva aver fatto Sanji a capire cio’ che nemmeno lui aveva avuto il coraggio di ammettere con se stesso? Perche’ per quello stupido cuoco era cosi’ facile comprendere i suoi sentimenti?
Era quello il motivo per cui Zoro era particolarmente infuriato con il compagno: lui odiava mostrare le proprie debolezze e odiava il fatto che Sanji riuscisse a notarle cosi’ chiaramente.Non poteva sopportare che l’altro fosse in vantaggio su di lui, perche’ cio’ significava perdere il controllo della situazione.
E quindi ammettere che con Sanji stava bene.
Riconoscere che era stato bene, quando quel giorno in cucina gli aveva sorriso; e riconoscere che era stato bene, quando lo aveva visto addormentato sulla vedetta.
Zoro si alzo’, sbuffando, e guardo’ in alto, corrugando le sopracciglia: perche’ mai Kuina, dal cielo, non lo aveva colpito con un fulmine, quando aveva visto che lui stava perdendo la testa per quel cuoco imbecille? A quell’ora non sarebbe stato sul ponte della nave a lambiccarsi il cervello e a prendersela con un fantasma, ma a tavola con gli altri, senza alcun pensiero.
Gia’, il pranzo… Se non si fosse sbrigato, Rufy avrebbe davvero spazzolato via tutto e dopo sarebbe stato costretto a chiedere a quel cuoco scansafatiche di preparargli qualcos’altro. Cuoco scansafatiche… ottima espressione, non l’aveva mai utilizzata. Chissa’ Sanji come avrebbe risposto…
Ancora borbottando tra se’, entro’ in cucina e, senza chiedere scusa per il ritardo, si sedette al suo posto e verso’ un paio di mestoli di zuppa di pesce nel suo piatto. Nessuno sembro’ badare a lui, ma d’altronde era normale: Rufy e Usopp stavano litigando per l’ultima bruschetta, Nami stava spiegando a Chopper alcune tavole nautiche e Robin stava parlottando sottovoce con Sanji, che le sorrideva gentilmente, senza la sua solita aria da predatore.
Zoro senti’ la zuppa andargli di traverso e annaspo’ in cerca di un bicchiere d’acqua. Perfetto, mancava soltanto che fosse geloso… Perche’ Kuina non si decideva a scagliargli contro quel famoso fulmine?
Ma non fu un fulmine quello che colpi’ Zoro l’attimo successivo.
Per punire Rufy, colpevole di aver allungato un braccio verso il piatto di Robin per rubarle la bruschetta, Sanji gli lancio’ contro un mestolo, ma il capitano ne devio’ la traiettoria con l’altro braccio e il mestolo prese in pieno la tempia dello spadaccino, che a quel punto fece esplodere tutto il suo malumore.
- Dannato cuoco, prendi bene la mira, almeno! -
- Chiudi la bocca, spadaccino da strapazzo! E’ la tua testa che ingombra perche’ troppo grossa! -
Ancora piu’ infuriato, Zoro balzo’ in piedi e si protese verso il ragazzo biondo, dall’altro lato del tavolo.
- Tutto questo perche’ ti secca preparare altre bruschette, non e’ vero, cuoco scansafatiche? -
Sanji si alzo’ a sua volta e ricambio’ lo sguardo minaccioso del compagno, che non stava aspettando altro che la sua reazione.
- Io scansafatiche?! E tu che dormi tutto il giorno? Eppure e’ strano che ti senta sempre cosi’ stanco, visto che, senza il cervello, la tua testa non dovrebbe essere molto pesante… -
Zoro avrebbe scommesso tutte e tre le sue spade sul fatto che quel maledetto cuoco avesse sempre la risposta pronta e, non volendo dargliela vinta, si piego’ ancor di piu’ sul tavolo e apri’ la bocca per ribattere a sua volta.
Ma Nami fu piu’ veloce di lui.
La ragazza afferro’ il suo bastone e colpi’ duramente i compagni sulla nuca con le due estremita’, facendo crollare entrambi a terra.
- Questi due idioti non la finiranno mai! - sbraito’ seccata, mentre usciva dalla cucina - Ed ora riordinerete tutto da soli, cosi’ vedrete che vi passera’ la voglia di litigare! -
Rufy, Usopp e Chopper se la svignarono alla svelta dietro di lei, e Robin li segui’ immediatamente dopo aver finito di mangiare la sua bruschetta: tutto sommato, chiunque avrebbe colto al volo l’opportunita’ di saltare i turni di pulizia.
Sanji si rialzo’ in silenzio e lancio’ uno sguardo bieco all’altro, poi si avvicino’ al lavello e comincio’ ad insaponare e a risciacquare i piatti. Dal canto suo, Zoro sparecchio’ la tavola, poi prese ad asciugare con uno strofinaccio le stoviglie che il cuoco gli passava.
Nessuno dei due fiato’ per parecchio tempo, e lo spadaccino guardo’ piu’ volte di sottecchi il compagno, che non lo aveva ancora rimproverato per il modo errato in cui stava volontariamente sistemando gli utensili. Gli sembrava avesse altro per la testa e che non vedesse l’ora di finire: che la sua fretta avesse qualcosa a che fare con cio’ di cui stava parlando con Robin a pranzo?
Una cosa, comunque, era certa: il mestolo in testa non gli era servito a granche’, dal momento che non solo la gelosia non gli era passata, ma stava cominciando addirittura a preoccuparsi di deduzioni senza senso.
Senza nemmeno accertarsi se avesse finito o meno, il ragazzo lancio’ lo strofinaccio sul tavolo e si avvio’ verso la porta, sbuffando.
- Zoro… -
Lo spadaccino si volto’ di malavoglia, convinto che l’altro volesse dirgli di completare il lavoro, ma la richiesta che usci’ dalla bocca del cuoco lo lascio’ ancora piu’ contrariato.
- Dovresti andare nella stiva e portarmi il pesce che Rufy ha pescato stamattina, cosi’ potro’ iniziare a preparare la cena di stasera. -
-Cosa?! - sbraito’ Zoro - Non vorrai dirmi che stasera ci farai mangiare ancora pesce! E’ piu’ di una settimana ormai che non cucini altro! -
- Siamo in mezzo al mare, cosa pretendi che ti faccia? Un capretto? - gli rispose l’altro con voce seccata, mentre si abbassava le maniche della camicia e si riabbottonava i polsini.
-Che fine hanno fatto le scorte di carne? -
- Secondo te? Rufy da solo le ha esaurite in due giorni ed e’ parecchio tempo che non sbarchiamo, per cui non ho potuto fare altri rifornimenti. Ti basta come risposta o desideri una giustificazione scritta? -
- Visto che hai finito, perche’ non vai tu nella stiva? -
- Perche’ io ho altre cose da fare e certo non trascorro la giornata a poltrire come uno spadaccino senza cervello di mia conoscenza! -
- E chissa’ a te dove va a finire il cervello, quando sbavi dietro a Nami o a Robin! -
- Zoro! Io non ti permetto… - s’infurio’ Sanji, avanzando con fare minaccioso verso di lui.
Lo spadaccino pero’ non si lascio’ impressionare e, cogliendo di sorpresa l’altro, fece uno scatto repentino in avanti e afferro’ il cuoco per la camicia, spingendolo violentemente contro il muro.
Una smorfia di dolore si dipinse sul viso di Sanji, che cerco’ di allentare la presa del compagno, ma inutilmente. Con un solo calcio sarebbe riuscito sicuramente a liberarsi, ma il ragazzo era stanco di quella situazione e voleva capire per quale motivo lo spadaccino sembrasse sempre cosi’ arrabbiato con lui.
- Si puo’ sapere che ti prende, Zoro? - gli urlo’ contro, fissandolo negli occhi - Non siamo mai andati d’accordo, e’ vero, ma non ci siamo mai picchiati sul serio ne’ tu ti sei mai abbassato a battute tanto volgari. Visto che hai chiaramente un problema con il sottoscritto, dimmelo in faccia invece di nasconderti dietro un qualsiasi pretesto! Oppure chiedere ad un idiota di prendere di petto una situazione e’ pretendere troppo? -
Zoro non rispose e lo spinse ancor di piu’ contro il muro, quasi desiderando di fargli male davvero.
Lo aveva fatto di nuovo.
Ancora una volta, Sanji era entrato nella sua testa e aveva visto che c’era qualcosa che lo affliggeva. E ancora una volta aveva capito che, piuttosto che affrontare il problema, lui aveva preferito reagire con rabbia.
Non voleva che Sanji potesse leggere cosi’ bene dentro di lui.
Non lo voleva, perche’ lui non era in grado di fare altrettanto.
Non riusciva ad entrare nella mente dell’altro e a capire perche’ quel giorno sembrasse cosi’ preoccupato. Non riusciva ad avvicinarglisi e preferiva insultarlo.
Sceglieva sempre la strada piu’ semplice.
Lascio’ andare la presa e, indietreggiando di qualche passo, osservo’ il compagno che si massaggiava il torace con aria sofferente. Aveva premuto troppo forte i pugni contro il suo petto, mentre gli stringeva la camicia, e gli aveva fatto male sul serio.
Ma nonostante cio’ sapeva che era sempre l’altro ad avere il controllo della situazione.
- Io non ho nessun problema con te, stupido di un cuoco! Mi danno solo fastidio i tuoi modi da damerino sapientone! -
- Io ho un nome, dannazione! - sbotto’ Sanji all’improvviso, staccandosi dal muro. - Perche’ non lo usi mai? -
Zoro lo guardo’ esterrefatto, ma il ragazzo biondo non perse la sua espressione minacciosa. Si era stancato dei continui *ehi, tu*, *idiota* e *stupido cuoco* con cui lo spadaccino lo appellava: da cio’ che ricordava, lo aveva chiamato “Sanji” solo una volta, quando erano stati inghiottiti da Lovoon e il compagno aveva chiesto il suo parere su quella strana situazione. Era stata la prima ed unica occasione in cui l’altro aveva mostrato di tenere in considerazione la sua opinione, ma forse soltanto perche’ il loro viaggio insieme era appena iniziato.
Lui invece non aveva mai avuto alcun problema a chiamarlo Zoro, oltre che *idiota* e *testa di cavolo*, ovviamente. Essere uno dei compagni di Rolonoa Zoro lo inorgogliva, sebbene avesse preferito morire piuttosto che ammetterlo, e chiamarlo per nome equivaleva a dimostrargli che, tutto sommato, di lui aveva rispetto.
Ma in realta’, lui per Zoro provava molto piu’ che rispetto, e lo sapeva bene. Non si era spaventato quando lo aveva capito, ma ne era stato deluso: cercare di attirare l’attenzione di una persona che lo ignorava aveva minato profondamente il suo non mettersi mai in discussione, e l’indifferenza continua con cui l’altro lo ripagava non faceva che peggiorare la situazione.
Era deluso da se stesso perche’, nonostante tutto, gli piaceva stare con Zoro.Gli piaceva stuzzicarlo e prenderlo in giro quando si comportava da testardo.
Gli era piaciuto rimproverarlo perche’ non aveva saputo asciugare una pentola e gli era piaciuto dargli una pacca sulle spalle, quando una mattina si era svegliato e l’aveva trovato seduto accanto a lui, dopo la guardia.
Gli piaceva chiamarlo per nome e gli sarebbe piaciuto che l’altro facesse altrettanto.
- Io ti chiamo come mi pare! E “stupido cuoco” e’ persino troppo! -
Tempo perso.Sanji fece cadere le braccia lungo i fianchi e aggrotto’ le sopracciglia.
- Perfetto. Se ti do’ tanto fastidio, allora ignorami completamente! -
- Puoi giurarci che lo faro’! Anche perche’ stavo molto meglio quando tu non c’eri! - grido’ infine Zoro, uscendo rapidamente dalla cucina e chiudendo, con un tonfo, la porta alle sue spalle.
Tempo perso davvero.
Sanji si riappoggio’ al muro e si accese una sigaretta, mentre dall’esterno le voci concitate di Rufy e Usopp gli giungevano ovattate. Si massaggio’ il torace e con la mano sali’ fino al collo, ma senza riuscire ad eliminare il groppo che sentiva alla gola.
Non aveva avuto torto a pensare che a Zoro non sarebbe importato granche’ se lui fosse sbarcato. Tutto sommato, non erano mai andati d’accordo e non facevano che provocarsi e insultarsi senza sosta, per cui era normale che lo spadaccino la pensasse in quel modo.
Si’, Zoro aveva ragione.
Sanji si lascio’ scivolare a terra, con la schiena appoggiata alla parete e la sigaretta ancora accesa tra le dita. Non sentiva piu’ Rufy e Usopp gridare, ma soltanto l’eco di una porta che sbatteva.
Il groppo alla gola non era scomparso.
——
Zoro si sveglio’ di malumore quella mattina. Era stato intrattabile per tutto il pomeriggio e la serata precedenti, e la notte non aveva migliorato affatto la situazione. Dopo il battibecco in cucina, lui e Sanji non si erano piu’ rivolti la parola e la cosa lo aveva reso estremamente nervoso. In realta’, non si erano nemmeno visti fino a sera, dal momento che il cuoco non era mai uscito dalla cucina e lui era rimasto tutto il tempo sul ponte a sollevare pesi e ad ascoltare i discorsi senza senso di Rufy. Durante la cena poi (ovviamente Sanji aveva cucinato pesce), avevano evitato accuratamente di parlarsi, sebbene Zoro avesse notato come l’altro fosse stranamente silenzioso con tutti. Non si era seduto nemmeno a tavola e aveva mangiato mentre era ancora ai fornelli, intento a ultimare il suo dessert. Gli era sembrato che Sanji avesse qualcosa per la testa gia’ da prima del loro ultimo litigio, ma non era riuscito a capire di che si trattasse: una persona normale glielo avrebbe chiesto, ma lui non era una persona normale. E nemmeno Sanji.
Erano andati a dormire senza scambiarsi nemmeno una parola, e il giorno dopo Zoro si era alzato di pessimo umore. Se aveva supposto che avrebbe potuto stare meglio senza quel cuoco tra i piedi, si era sbagliato di grosso, e quel pensiero riusci’, se possibile, a farlo sentire ancora piu’ nervoso.
Usci’ sul ponte sbadigliando, e lancio’ un’occhiata veloce alla porta della cucina. Quando si era svegliato, Sanji non era sulla sua amaca, come sempre: quel cuoco doveva possedere una sorta di sveglia incorporata, visto che riusciva ad alzarsi sempre prima di tutti per preparare la colazione, e Zoro stava gia’ pensando di andare a lanciargli qualche insulto, giusto per far tornare le cose alla normalita’, quando la voce concitata di Nami attiro’ la sua attenzione.
Si avvicino’ alla ragazza e in un attimo capi’ cosa avesse provocato la sua eccitazione: la Going Merry era approdata su un’isola dall’aspetto devastato, senza alcuna vegetazione al di fuori di parecchi strati di alghe che ricoprivano il terreno, e con una grossa parete rocciosa in lontananza, che si innalzava per parecchi metri.
- E’ l’isola di Faraya! - quasi urlo’ Nami - Non ci sono dubbi! -
- Esatto - intervenne Robin, scendendo dalla postazione di vedetta sulla quale aveva svolto il suo turno notturno di guardia. - Siamo arrivati questa mattina verso le 5 e, proprio come avevano previsto i tuoi calcoli, la marea si era ritirata da poco. Sono gia’ 4 ore che il logpose sta registrando il magnetismo: ne mancano soltanto due e poi potremo proseguire il nostro viaggio. -
- Ma perche’ non ci hai svegliati, Robin? - le chiese l’altra ragazza - Ti avremmo aiutato ad ancorare la nave… -
- C’era il Cuoco con me, ci ha pensato lui. -
Zoro incrocio’ le braccia al petto ed aggrotto’ le sopracciglia; quel maledetto cuoco non perdeva occasione per mettersi in evidenza, si comportava sempre come un mandrillo idiota: come aveva potuto credere che potesse avere qualche preoccupazione?
- FOOOOORTEEEEEE!!! - grido’ all’improvviso una voce dietro di lui.
Rufy, Usopp e Chopper erano appena comparsi sul ponte e il capitano si era precipitato immediatamente alla balaustra per avere una visione migliore.
- Questa e’ Faraya, non e’ vero? A vederla cosi’, sembrerebbe impossibile pensare che quest’isola venga quasi completamente sommersa dal mare… E in cima a quel promontorio laggiu’ c’e’ il villaggio, giusto? Voglio visitarlo! -
- Purtroppo e’ impossibile - disse Robin, avvicinandosi al resto della ciurma - Ci vogliono almeno tre ore per salire in cima e una ora e mezza per scendere. Adesso sono gia’ le 9 e la marea ricomincera’ a salire a mezzogiorno. Per quell’ora dovremo gia’ levare l’ancora. -
- Ma io mi allungo! - salto’ su Rufy - Posso scalare il promontorio in un batter di ciglia! -
- La forza erosiva dell’acqua ha eliminato quasi tutti gli appigli - gli fece notare Robin - Ed inoltre, le alghe che ricoprono la superficie delle rocce rendono la parete molto scivolosa e quindi pericolosa da scalare. Credimi, non vale la pena visitare quel villaggio: i suoi abitanti vivono isolati da tutto e da tutti e, se vedessero i tuoi poteri, li spaventeresti a morte. -
- Uffa, pero’ e’ un peccato… - piagnucolo’ il ragazzo col cappello di paglia. - D’accordo, vorra’ dire che mi consolero’ con una mega colazione! - aggiunse poi, sorridendo - SANJI! E’ pronto?! -
- Il Cuoco non c’e’. E’ sbarcato non appena siamo arrivati. -
- Cosa? - Cinque paia di occhi meravigliati si ritrovarono a fissare Robin, che si era seduta su una sedia li’ vicino, accavallando le gambe.
- Perche’ e’ sceso dalla nave? - le domando’ Rufy - E’ andato a fare un giro per l’isola? -
La ragazza volse la testa verso il promontorio e sorrise.
- Quest’isola e’ famosa non soltanto per la sua particolarita’ di essere sommersa dalle acque, ma anche perche’, a quanto si racconta, su quell’altura esiste un quinto mare. -
- Un quinto mare? - ripete’ Nami, sgranando gli occhi.
- ALL BLUE! - grido’ Rufy, entusiasta - E’ il mare che Sanji sta cercando! -
Zoro spalanco’ la bocca per lo stupore e fisso’ il promontorio di Faraya a sua volta: che fosse quello il motivo per cui Sanji era tanto pensieroso? E perche’ non aveva detto niente a nessuno?
- Ma e’ davvero All Blue? - chiese Usopp - E’ strano che un mare possa trovarsi in un posto cosi’ strano… -
- Abbiamo fatto delle ricerche sui libri della Navigatrice, ieri - spiego’ Robin - E il Cuoco ha detto che, se ci fosse stato anche un solo indizio che avrebbe potuto far supporre che quello fosse All Blue, sarebbe rimasto qui. -
- CHE COSA? -
Zoro si lancio’ verso la sedia su cui era seduta la ragazza bruna e le si paro’ proprio innanzi.
- Che cosa ha detto quello stupido?! -
Robin lo fisso’ per qualche istante con aria sopresa, poi sorrise e fece spallucce.
- Che avrebbe concluso qui il suo viaggio con noi. -
Lo spadaccino ammutoli’ e Rufy lo spintono’ di lato, prendendo il suo posto di fronte alla compagna.
- Cosa diavolo stai dicendo? - esordi’ il capitano - Non e’ possibile che se ne sia andato senza dirci nulla! E’ il nostro cuoco e fa parte della mia ciurma, non puo’ lasciarci cosi’! -
- Voi due avevate fatto un patto, no? Lui sarebbe venuto con te per aiutarti a diventare il re dei pirati fino a quando non avesse trovato All Blue… -
- Ma perche’ non ce lo ha detto? - quasi piagnucolo’ Chopper. - Non puo’ essersene andato senza salutare… -
- Anche quando e’ partito con me, stava quasi per lasciare il Baratie senza dire addio ai suoi amici… - ricordo’ Rufy improvvisamente.
- Robin, ma come potete essere sicuri che quel mare sia proprio All Blue? - considero’ Nami - Un solo indizio non e’ sufficiente e tu sai bene che, se Sanji non ripartisse con noi, rimarrebbe bloccato qui per chissa’ quanto tempo! E se quel mare non fosse cio’ che lui cerca? Perche’ non lo hai fermato? -
La ragazza bruna alzo’ le spalle con fare rassegnato, poi guardo’ Zoro.
- Ha detto che non avrebbe avuto rimpianti. -
Lo spadaccino senti’ il cuore salirgli in gola e fisso’ il pavimento con occhi sbarrati, mentre gli altri cominciavano ad agitarsi e a farneticare. Ora quello stupido cuoco non gli sarebbe davvero stato piu’ tra i piedi, ma fin dal giorno prima, da quando Sanji aveva preso ad evitarlo, si era reso conto che quella non era una cosa positiva.
Quell’idiota doveva rimanere sulla nave, affinche’ lui potesse provocarlo e l’altro potesse rispondergli a tono. Aveva bisogno di sapere che avrebbero potuto cominciare una nuova lite in qualsiasi momento e che Nami sarebbe intervenuta a fermarli con il suo bastone.
Aveva bisogno che Sanji restasse, e null’altro.
Senza badare affatto ai compagni, Zoro scese velocemente dalla Going Merry e comincio’ a correre in direzione del promontorio, maledicendo il giorno in cui aveva conosciuto quel cuoco balordo.
- Ehi, Zoro, dove stai andando?!? - gli grido’ dietro Nami.
- Vado a riprendere quello stupido! - urlo’ di rimando lo spadaccino.
- Ottima idea! - salto’ su Rufy - Aspettami, vengo con te! -
- Non ce ne e’ bisogno. - disse Robin improvvisamente, sbadigliando e stiracchiandosi sulla sedia.
- Ma cosa dici? - la rimprovero’ Chopper - Vuoi che Sanji rimanga qui per sempre? Lui deve tornare da noi, anzi dovremmo andare tutti a cercarlo! -
- Sara’ di ritorno tra un paio d’ore al massimo, non preoccuparti. -
- EH?? -
- E’ sbarcato stamattina all’alba per andare al villaggio sul promontorio a fare rifornimenti. Pare ci fosse qualcuno su questa nave che voleva mangiare carne e cosi’ lui e’ andato a comprarla. -
A Rufy, Nami, Usopp e Chopper caddero letteralmente le mascelle a terra.
- Che-che significa? - balbetto’ Usopp - Ma se prima hai detto… -
- Avete fatto tutto voi - considero’ la ragazza, scuotendo la testa - Io ho detto che il Cuoco sarebbe rimasto qui *se* avesse trovato un indizio circa All Blue. Ieri abbiamo visionato vari libri e, alla fine, abbiamo scoperto che il quinto mare di Faraya non e’ altro che una riserva artificiale creata dagli stessi abitanti, impossibilitati alla pesca naturale. Non ho mai affermato che il Cuoco fosse sbarcato per cercare All Blue e per rimanere qui. -
- Ma e’ quello che ci hai fatto credere! - urlo’ Nami esasperata - Perche’ non hai fermato Zoro allora? -
- Ma hai visto la sua faccia? - rise Robin - Un bello spavento servira’ a migliorare i rapporti tra quei due… -
- Hai fatto spaventare anche noi pero’… - aggiunse Chopper - Ho davvero avuto paura che Sanji ci avesse lasciati… -
- Diglielo quando ritorna - gli consiglio’ la ragazza - Vedrai che gli fara’ piacere. -
Zoro, intanto, aveva gia’ raggiunto la base del promontorio e, dopo aver trovato il sentiero, aveva cominciato a salire velocemente, senza fermarsi. Aveva pochissimo tempo per riportare indietro Sanji e dubitava di riuscire a farlo prima di mezzogiorno, ma a costo di rimanere bloccato anche lui sull’isola, non sarebbe tornato indietro senza il compagno.
Aveva capito subito che quel cuoco aveva qualcosa di strano per la testa, ma non avrebbe mai immaginato che stesse progettando di abbandonare la ciurma, e per un fantomatico mare che avrebbe potuto rivelarsi fasullo, d’altronde. Meritava davvero di essere abbandonato li’, e Zoro si dette dello stupido piu’ volte perche’ invece stava correndo a riprenderselo. Come se la sua vita non fosse gia’ abbastanza complicata, aveva dovuto pure innamorarsi di un damerino saccente e presuntoso… Guardo’ in alto e vide il cielo sereno e completamente privo di nuvole: ovviamente, il fulmine non lo avrebbe colpito nemmeno quella volta, e lo spadaccino non pote’ far altro che rassegnarsi alla perdita totale della sua lucidita’.
Avrebbe scommesso che Kuina se la stesse ridendo di gusto alle sue spalle, ovunque ella si trovasse.
Dopo un’ora di marcia incessante, Zoro si fermo’ per riprendere fiato e noto’ con sgomento di essere appena a meta’ della salita: non ce l’avrebbe fatta a ritrovare Sanji e a tornare indietro in tempo, e anche lui sarebbe rimasto bloccato su quella strana isola. Stava gia’ pensando al modo in cui farla pagare a quel dannato cuoco non appena l’avesse scovato, quando all’improvviso senti’ un rumore e, alzato il capo, vide un’alta figura, carica di pacchi, scendere verso di lui dalla direzione opposta.
Sanji.
Zoro sgrano’ gli occhi per la sorpresa e rimase immobile, al centro del sentiero, come se avesse visto un fantasma; anche l’altro lo noto’ e si blocco’ interdetto, probabilmente convinto che la vista gli stesse giocando un brutto scherzo.
- Zoro? Che ci fai tu qui? -
Sanji poggio’ le pesanti scatole a terra e fisso’ lo spadaccino come se non lo vedesse da chissa’ quanto tempo; Zoro, da parte sua, si avvicino’ di qualche passo e, dopo un primo attimo di sbigottimento, comincio’ ad aggredire verbalmente il compagno, piu’ per sfogarsi che per vera rabbia.
- Come sarebbe a dire che ci faccio qui? Che diavolo stai combinando tu piuttosto! Lasciare la ciurma in questo modo, senza dire niente a nessuno! E senza nemmeno essere sicuro che quello sia davvero All Blue! Soltanto un idiota come te poteva fare una cosa simile! -
- Ma si puo’ sapere che stai farneticando? - gli chiese Sanji, ignorando l’insulto.
- Robin ci ha detto della tua geniale idea di rimanere qui - rispose Zoro, ancora alterato - Come puoi credere che il mare sul promontorio di Faraya possa essere All Blue? Come ti e’ venuto in mente di lasciare tutto e di venire a rinchiuderti in una trappola come questa? Adesso ti trascinero’ sulla nave di peso, se necessario! -
Il cuoco lo fisso’ interdetto, incapace di dare un senso logico a quel fiume di parole e alla furia di Zoro.
- Razza di cafone ignorante, vuoi darti una calmata? - gli urlo’ quindi a sua volta - Non hai capito un bel niente, come al solito! Sono andato al villaggio per comprare qualcosa, visto che la stiva era quasi vuota e che uno stupido di mia conoscenza voleva mangiare della carne. E Robin lo sapeva benissimo! -
Lo spadaccino sbatte’ piu’ volte le palpebre per la meraviglia, assumendo l’espressione tipica di chi credeva di non aver sentito bene.
- All Blue non c’entra niente! - continuo’ Sanji - E’ vero, qui esiste qualcosa che molti hanno definito “quinto mare”, ma in realta’ non si tratta altro che di una riserva di pesca creata dagli stessi abitanti di Faraya. Non capisco perche’ Robin vi abbia detto il contrario, ma io non ho alcuna intenzione di abbandonare la ciurma, ne’ di rimanere qui! -
Zoro continuo’ a guardarlo in silenzio e, senza aggiungere altro, il cuoco si abbasso’ per riprendere i pacchi e comincio’ a scendere lungo il sentiero, oltrepassando il compagno.
In effetti, il giorno precedente aveva detto a Robin che, se avesse ritenuto verosimile che All Blue si trovasse a Faraya, avrebbe potuto lasciare la Going Merry. I libri, pero’, gli avevano mostrato chiaramente come quella fosse la pista sbagliata e cosi’ aveva definitivamente archiviato il discorso. Non aveva idea del perche’ la compagna avesse fatto credere agli altri che lui se ne fosse andato per sempre, ma, vedendo il modo in cui Zoro lo trattava e continuava a trattarlo, si disse che forse sarebbe stato meglio se lui avesse trovato davvero All Blue su quell’isola.
Almeno avrebbe smesso di perdere la testa dietro a quello spadaccino.
Sbuffo’ con evidente nervosismo e aggiusto’ meglio le scatole di provviste tra le sue braccia, continuando a camminare lentamente.
Si chiese per quale sorta di strana legge del contrappasso, lui, che aveva sempre corteggiato tutte le donne che avesse incontrato, credendole le creature piu’ affascinanti del mondo, avesse poi finito coll’innamorarsi di uno spadaccino senza cervello. Doveva aver perso completamente il lume della ragione, se, invece di essere dispiaciuto per il mancato coronamento del suo sogno di bambino, non aveva fatto altro che ricordare quell’ultima frase che Zoro gli aveva urlato contro, il pomeriggio precedente.
Poi, improvvisamente, si blocco’.
Si volto’ indietro e vide che l’amico era rimasto fermo al suo posto e lo stava fissando.
Ma perche’ Zoro si trovava li’? Non aveva creduto forse che lui avesse deciso di interrompere il viaggio? Non avrebbe dovuto esserne sollevato invece che arrabbiato?
- Perche’ sei venuto a cercarmi? - gli domando’, senza piu’ urlare.
Lo spadaccino non fiato’ e distolse lo sguardo dal compagno, che nel frattempo aveva riposto nuovamente i pacchi a terra e si era acceso una sigaretta, appoggiandosi contro il muro.
Non aveva pensato a come giustificarsi.
Si era precipitato a terra per ritrovare quello stupido e non si era preoccupato della spiegazione che poi avrebbe dovuto dare. Forse avrebbe potuto ignorare la domanda e spingere l’altro ad affrettarsi verso la Going Merry…
- Non hai forse detto che si stava molto meglio quando io non facevo ancora parte della ciurma? Se anche fossi rimasto qui, che cosa te ne sarebbe importato? -
Zoro punto’ nuovamente gli occhi su Sanji e una chiara sensazione di sollievo si fece strada nel suo petto.
Scese verso di lui lentamente, guardandolo mentre teneva le mani nelle tasche e il capo basso, con il ciuffo biondo che gli ricopriva la meta’ sinistra del viso e la sigaretta accesa tra le labbra.
Non lo aveva realizzato prima a causa della rabbia, ma Sanji non se ne era andato.
Non sarebbe rimasto su quell’isola dimenticata da tutti e lui lo avrebbe avuto di nuovo tra i piedi sulla nave. Certo, ora che gli aveva comperato la carne, non sapeva piu’ per cosa rimproverarlo, ma era sicuro che avrebbe trovato qualcos’altro. D’altronde quel cuoco era pur sempre un idiota, visto che non aveva nemmeno capito quello che aveva voluto dirgli il pomeriggio precedente.
- Non ho detto che si stava molto meglio senza di te… - comincio’ Zoro, non appena si fu piazzato di fronte al compagno - Ho detto che *io* stavo molto meglio senza di te. -
Sanji alzo’ il viso di scatto e lo spadaccino lo vide impallidire; fu solo un attimo, perche’ poi il ragazzo biondo si stacco’ di colpo dal muro, quasi investendo l’amico, getto’ via la sigaretta con rabbia e si abbasso’ per riprendere i pacchi.
- Prima non sognavo altro che diventare lo spadaccino piu’ forte del mondo. - riprese Zoro, senza scomporsi - Poi ho cominciato a pensare troppo ad un cuoco imbecille, con la sigaretta sempre accesa e un sorriso idiota sul volto… -
Sanji si blocco’, come raggelato, e l’altro continuo’, deciso a mettere le cose in chiaro una volta per tutte.
-…uno stupido damerino in grado di capire sempre come mi sento, mentre io non riesco a fare altrettanto con lui. E’ ovvio che io fossi molto piu’ tranquillo quando lui non faceva ancora parte della ciurma. -
Per un attimo interminabile nessuno dei due parlo’, poi Sanji si rialzo’ lentamente e si infilo’ di nuovo le mani in tasca, sorridendo.
- E’ facile capire come si sente la persona cui si vuole bene. - affermo’ con semplicita’, senza voltarsi.
Stavolta fu Zoro a rimanere pietrificato e Sanji non gli diede il tempo di riprendersi dalla sorpresa. Visto che le cose si erano spinte cosi’ in avanti, tanto valeva ormai giocarsi il tutto per tutto: i loro rapporti non avrebbero certo potuto diventare peggio di com’erano…
- Ad esempio, ora scommetto che tra un secondo penserai di affettarmi… - asseri’ deciso e, dopo essersi girato, accosto’ il viso a quello del compagno e premette appena le labbra sulle sue. Se qualcuno gli avesse detto che avrebbe osato fare una cosa simile, gli avrebbe dato del pazzo… ma quando c’era di mezzo quello spadaccino trovava difficile ragionare lucidamente, per la rabbia e per qualcos’altro.
Si stacco’ a malincuore e senti’ il respiro caldo di Zoro sulla sua bocca: forse avrebbe dovuto sbrigarsi e mettersi a distanza di sicurezza per evitare le micidiali spade dell’altro, ma le gambe gli erano diventate pesanti come il piombo e non volevano saperne di obbedirgli. Anche il cuore non sembrava propenso a tornare a battere normalmente e le corde vocali erano come atrofizzate. Tutto sommato, innamorarsi non faceva poi cosi’ bene alla salute…
- Ho indovinato, non e’ vero? - tento’ di scherzare, con voce leggermente tremante - Ora stai pensando di affettarmi, giusto? -
- In parte. - rispose Zoro, con tono incolore. La sua espressione era rimasta impassibile, quasi come se Sanji, invece di dargli un bacio, gli avesse chiesto informazioni sul tempo. - Sto pensando che ti affettero’ se proverai di nuovo a lasciare la nave… - E senza dare all’altro il tempo di stupirsi, lo afferro’ per la nuca e lo attiro’ verso di se’.
Ma non aveva fatto i giusti conti con le distanze e con lo slancio: la sua fronte urto’ con violenza quella di Sanji, ed entrambi lanciarono un lamento, allontanandosi e portandosi una mano alla testa.
- Dannato spadaccino, si puo’ sapere cosa cavolo combini?! -
- Io non ho fatto proprio un bel niente, sei tu che ti sei lanciato troppo velocemente! -
- Lanciato dove? Io non sapevo nemmeno cosa volessi fare! -
- QUESTO, IDIOTA! - urlo’ Zoro e, tenendogli il viso fermo con le mani, gli sigillo’ la bocca con la sua. Gli bacio’ il labbro inferiore e, subito dopo, senti’ Sanji fare lo stesso con il suo; abbasso’ una mano e riposiziono’ l’altra dietro la nuca del compagno, facendo scivolare i suoi capelli tra le dita; gli sfioro’ ancora le labbra socchiuse e Sanji gli si premette contro, approfondendo il bacio.
Si staccarono per respirare e il cuoco guardo’ il compagno con aria falsamente arrabbiata.
- Idiota, mi hai morso la lingua! -
- Scusami tanto se non sono un dongiovanni esperto come te! - replico’ Zoro, piccato.
- Testa di cavolo! -
- Stupido presuntuoso! -
Sanji gli chiuse la bocca con un altro bacio veloce, poi gli rivolse un sorriso furbo.
- Almeno adesso so come zittirti… -
- Guarda che questo vale anche per me, sapientone! - E lo coinvolse in un altro lungo bacio, questa volta senza intoppi di sorta.
- Ora non puoi proprio lamentarti, stupido cuoco! - gli disse quindi, dopo averlo lasciato andare.
- No, direi di no… - ammise Sanji - Pero’ usa il mio nome qualche volta, razza di bifolco! -
Zoro ripenso’ al discorso del giorno precedente e si lascio’ scappare un ghignetto ironico; poi si abbasso’, afferro’ le scatole che il compagno aveva poggiato a terra e comincio’ a camminare lungo il sentiero in discesa.
- Tutti ti chiamano Sanji - disse senza fermarsi - Ma solo io posso chiamarti “stupido cuoco”… -
Sanji scrollo’ il capo sorridendo e, dopo essersi acceso un’altra sigaretta, corse dietro allo spadaccino per raggiungerlo.
- Hai pensato sul serio di fermarti qui, non e’ vero? - chiese Zoro improvvisamente, dopo che i due ebbero camminato l’uno accanto all’altro, in silenzio, per alcuni minuti.
Il cuoco non rispose e lo spadaccino capi’ di aver indovinato.
- Ieri eri troppo pensieroso… dovevi avere per forza qualcosa per la testa… -
- Allora anche tu sei in grado di comprendere quello che provo… -
Zoro si blocco’ di colpo, quasi fulminato da quella consapevolezza, e Sanji gli regalo’ il suo sorriso migliore.
- Io non riesco a leggere nella tua mente… - continuo’ il biondino - Ma mi basta un’occhiata per sapere se hai qualcosa che non va… -
- Perche’ e’ facile capire come si sente la persona cui vogliamo bene, giusto? -
Il cuoco alzo’ le spalle con aria apparentemente indifferente, poi sorrise di nuovo. Zoro poggio’ la fronte contro la sua e le sue labbra si curvarono in un ghigno dispettoso.
- Visto che posso farlo anch’io, ora non sei piu’ in vantaggio su di me… -
- Che diavolo vuoi dire? -
- Nulla - rispose lo spadaccino senza sbilanciarsi - Piuttosto, scommetto che non sei riuscito a capire qual e’ il tipo di carne che mi piace… -
- Non dire idiozie, tu mangi di tutto! Da quando in qua hai i vizi?! -
- Ora che ho la benedizione del cuoco, posso permettermeli… - affermo’ deciso Zoro, riprendendo la discesa.
- Nessun trattamento di favore! - gli urlo’ dietro Sanji - Avrai la stessa sbobba degli altri! -
- Sbrighiamoci a tornare sulla Going Merry - cambio’ discorso l’altro - Devo dire due paroline a Robin… -
- Ehi, non ti permettere di trattare male Robin o dovrai vedertela con me, razza di bifolco! -
- E tu piantala di fare l’idiota o ti affetto davvero! -
- Potevo scegliere tra due fiori di campo… - piagnucolo’ Sanji, abbassando la testa - …e invece sono capitato con un buzzurro simile… -
- Guarda che sei sempre in tempo per cambiare idea… -
- E perche’ dovrei? Io ti stavo dando ragione, per una volta: sono un idiota perche’ mi piace stare con un idiota… - Il cuoco si era affiancato al compagno e gli aveva poggiato una mano sulla spalla, costringendolo a fermarsi. - Forse tu potresti cambiare idea… -
Lo spadaccino aggrotto’ le sopracciglia per un attimo, poi sospiro’ con fare finto-rassegnato.
- Ormai non cambierei idea nemmeno se mi colpisse un fulmine… -
- Che cosa? - si stupi’ l’altro.
Ma Zoro non rispose: si protese verso Sanji e lo bacio’ semplicemente sulle labbra, mentre il compagno premeva piu’ forte le dita sulla sua spalla.
Kuina sarebbe stata soddisfatta.
FINE