PIU' IMPORTANTE DI UN SOGNO
Akari

 

— Allora, ti sei svegliato? —

La voce fastidiosa del cuoco rimbombo’ pesantemente nella testa di Zoro, che serro’ gli occhi con forza e nascose ancor di piu’ il viso sotto le coperte. La ferita all’addome gli doleva terribilmente e l’unica cosa che desiderasse in quel momento era continuare a dormire fino a quando non fosse completamente guarito: non era certo dell’umore adatto per sopportare quel seccatore e spero’ che, facendo finta di essere ancora profondamente addormentato, lui se ne andasse al piu’ presto. Avrebbe preferito di gran lunga vedere quell’idiota di Rufy, piuttosto che quel saccente sputasentenze di un cuoco…

Sanji si avvicino’ al divano adibito a letto ed aggrotto’ le sopracciglia, dopo di che afferro’ il lembo superiore della coperta e la tiro’ via con un solo strattone.

— Guarda che lo so benissimo che sei sveglio! — sbraito’ contro il compagno. — Chi credi di ingannare?! —

Zoro apri’ un occhio solo, seccato per quella intrusione, e vide accanto a se’ l’alta e magra figura di Sanji che con una mano reggeva un vassoio con due piatti e un bicchiere, mentre con l’altra stringeva ancora la coperta che gli aveva violentemente tolto di dosso.

— Si puo’ sapere che accidenti vuoi? Lasciami dormire! —

— Sono tre giorni che dormi! Ora puoi degnarti di tornare tra i vivi… — gli fece notare il cuoco, mentre si lasciava cadere pesantemente sulla sedia accanto al divano.

Lo spadaccino sbuffo’ irritato, quindi, incurante del dolore, fece forza sui gomiti e si sollevo’ lateralmente, finche’ non riusci’ a sedersi e ad appoggiarsi contro lo schienale. Dopo aver sistemato il vassoio sulle ginocchia, Sanji si accese una sigaretta ed osservo’ impassibile quelle manovre: del resto sapeva bene che, se soltanto avesse osato avvicinarglisi per aiutarlo, Zoro lo avrebbe fatto volare fuori dalla cabina, nonostante la ferita. Quindi, visto che gli piaceva cosi’ tanto fare l’eroe, che si arrangiasse pure da solo…

Intanto, lo spadaccino aveva cominciato a guardarsi intorno per cercare di orientarsi, dato che, nonostante l’intontimento generale che ancora avvertiva, ricordava bene che quella non era la camera che di solito divideva insieme agli altri.

— Hai visto che dormire troppo ti offusca il cervello? — La voce di Sanji lo fece sobbalzare — Sei nella stanza delle ragazze, perche’ questo e’ l’unico posto dove avresti potuto riposare tranquillamente. Ad ogni modo, quell’angelo di Nami e Chopper ti hanno curato giorno e notte, quindi, quando ti verranno a trovare, non fare il solito cafone e ringraziali come si deve! —

Zoro borbotto’ qualcosa di poco comprensibile e si tocco’ la vistosa fasciatura all’altezza dello stomaco con aria preoccupata. La nuova ferita si incrociava perpendicolarmente con la lunga cicatrice che aveva sul petto ed il ragazzo penso’ che il suo corpo fosse ormai destinato a serbare, evidenti, tutti i segni dei suoi fallimenti.

— Sta’ tranquillo, non ti rimarra’ alcuna cicatrice! — disse Sanji all’improvviso, piazzandogli il vassoio in grembo. — Chopper ha suturato il taglio con dei punti piccolissimi e ci ha spalmato sopra non so quale intruglio. Ora pensa a mangiare e fa’ in fretta, perche’ ho centinaia di cose da fare in cucina. —

Lo spadaccino lancio’ un’occhiata al piatto con la minestra, poi giro’ la testa con aria disgustata.

— Portala via, non ne ho voglia. —

— Forse non ci siamo capiti — Il cuoco comincio’ ad alterarsi e, dopo aver spento la sigaretta, avvicino’ il viso a quello di Zoro con aria minacciosa. — Io non ti ho chiesto se la vuoi o no, ma soltanto di sbrigarti a mandarla giu’. Dal momento che sono tre giorni che non fai altro che dormire ed e’ ora che ricominci a nutrirti, sono stato costretto a preparare appositamente per te il piatto piu’ leggero e nutriente, quindi apri quella bocca e ingoia tutto, senza fare storie. —

Zoro ricambio’ lo sguardo minaccioso dell’altro, finche’ un’ondata di nausea non lo costrinse a voltare di nuovo la testa dall’altro lato; Sanji se ne accorse e, dopo essersi allontanato, riaccese una nuova sigaretta e squadro’ il compagno con aria severa.

— Finche’ saro’ io il cuoco di questa nave, nessuno si sentira’ mai male per qualcosa che ha mangiato. —

Il ragazzo dai capelli verdi sussulto’ e, capendo cio’ che l’altro intendeva dirgli, afferro’ il cucchiaio ed inizio’ ad ingoiare il brodo lentamente, fermandosi di tanto in tanto per evitare che la nausea lo sopraffacesse. Sanji continuo’ a fumare in silenzio e sorrise soddisfatto solo quando si accorse che Zoro aveva preso a mangiare di gusto.

— Sei stato digiuno a lungo, e’ ovvio che il tuo stomaco rifiutasse il cibo… Ora pero’ non rimpinzarti o ti sentirai male sul serio! —

Lo spadaccino non lo ascolto’ affatto e, dopo aver ripulito il piatto, prese un pezzo di pane e ne trangugio’ grossi bocconi, senza quasi masticare.

— Zoro… —

All’improvviso, il ragazzo si porto’ una mano allo stomaco e comincio’ a tossire convulsamente; Sanji gli passo’ immediatamente un bicchiere d’acqua e l’aiuto’ a mandarla giu’, seppure a piccoli sorsi.

— Sei davvero uno stupido! — disse il cuoco, quando l’altro si fu calmato. — Il tuo organismo non e’ piu’ abituato al cibo, devi andarci piano. Ti rendi conto che la ferita avrebbe potuto riaprirsi? Non ascolti mai i consigli di chi ne sa piu’ di te… —

— Chiudi il becco… — gli ringhio’ contro Zoro, ancora sofferente. — Tu non ne sai piu’ di me. —

Il ragazzo biondo sbuffo’ e si appoggio’ pesantemente contro lo schienale della sedia, gettando la testa all’indietro.

— Non avevi da fare in cucina? —

— Certo. Ma tu devi dirmi prima cosa ti e’ successo. —

Zoro sgrano’ gli occhi perplesso e si domando’ mentalmente a cosa si riferisse esattamente Sanji: il cuoco aveva assistito al suo duello contro Mon, cosa voleva sapere di piu’?



Louis Montgomery.



Un nome altisonante per un uomo totalmente insulso.

Zoro l’aveva conosciuto quando era ancora un cacciatore di pirati: anche Montgomery era uno spadaccino interessato alle ricche taglie dei criminali piu’ pericolosi, ma, per quanti sforzi avesse fatto, era riuscito a malapena a catturare i pesci piu’ piccoli. Piu’ di una volta Zoro gli aveva soffiato una preda allettante da sotto il naso e, per questo, Montgomery lo aveva sfidato, sotto gli occhi di un intero villaggio; ma la sua inettitudine era tale che a Zoro era stato sufficiente usare una sola spada per metterlo definitivamente fuori combattimento. Quella magra figura gli aveva procurato il poco piacevole nomignolo di *Mon*, che poteva essere inteso, indifferentemente, oltre che come Montgomery, anche come *mongoloide* o come *monkey*, data la vistosa somiglianza fisica dell’uomo al simpatico animaletto goloso di banane.

Zoro sapeva che Mon non gli aveva perdonato l’umiliazione subita, ma non immaginava certo di incontrarlo di nuovo sulla Rotta Maggiore.

La Going Merry aveva appena attraccato al porto di un’isola pacifica e, come di consueto, l’intera ciurma aveva deciso di visitare il posto e di rifornirsi di tutto cio’ che avrebbe potuto essere necessario, prima di riprendere il viaggio. Zoro stava passeggiando annoiato lungo la strada principale del villaggio piu’ grande dell’isola, quando all’improvviso lo aveva visto; anche Mon lo aveva riconosciuto immediatamente e gli era corso incontro, bloccandogli la strada.

— Ma guarda un po’ chi si vede! — aveva detto sguaiatamente — Rolonoa Zoro… Ho sentito dire che sei diventato un pirata… Come mai? Ti sei forse reso conto che e’ vero il detto “Se non puoi batterli, unisciti a loro?” —

— Togliti dai piedi, Mon. Non ho tempo per giocare con te. —

All’udire quell’odiato nomignolo, Montgomery si era infuriato ed aveva sfoderato la spada, provocando una reazione di panico in tutti gli ignari abitanti, mentre il ragazzo dai capelli verdi aveva girato le spalle e si era incamminato nella direzione da cui era venuto.

— Vigliacco, non scappare! — aveva urlato inviperito l’altro — Hai paura di confrontarti con l’uomo che si e’ battuto valorosamente contro Dracul Mihawk, vero? —

Zoro si era bloccato immediatamente e, con sguardo cupo, si era voltato a fissare il suo antagonista.

— Cosa hai detto? —

— Hai sentito bene! Io, Louis Montgomery, ho affrontato l’uomo dagli occhi di falco e l’ho quasi battuto! —

Zoro lo aveva squadrato con un’espressione meravigliata, dopo di che gli era letteralmente scoppiato a ridere in faccia, incurante dell’ira evidente che aveva quasi accecato l’altro.

— Tu non sei degno nemmeno di lustrargli gli stivali, mio caro Mon! Mihawk non avrebbe mai perso il suo tempo con un inetto come te. Guarda qui! — aveva poi aggiunto, sbottonandosi la camicia e mostrandogli la cicatrice che gli attraversava il petto. — Cosi’ si e’ ridotto chi ha davvero affrontato l’uomo dagli occhi di falco… —

Montgomery era impallidito vistosamente, dal momento che, dopotutto, non era niente piu’ che un gradasso, e cosi’ Zoro ne aveva approfittato per allontanarsi alla svelta, prima che a quel folle scimmione venisse in mente di iniziare un combattimento dal prevedibile esito, coinvolgendo anche tanta gente innocente. Lungo la via per ritornare alla nave, poi, aveva incontrato Sanji che lo aveva costretto a seguirlo nella spesa delle cibarie e, proprio al mercato, lo spadaccino aveva visto Mon una seconda volta. L’uomo si era avvicinato ad alcuni banconi ed aveva riscosso dei soldi, probabilmente un pizzo per servigi di protezione. Zoro aveva sentito il sangue salirgli alla testa per il modo in cui quel pallone gonfiato stava adoperando la qualifica di ‘spadaccino’ e, quando l’altro l’aveva scorto tra la folla e aveva cominciato a scappare perche’ colto in castagna, si era lanciato al suo inseguimento per dargli una lezione. Aveva sentito Sanji chiamarlo, ma non se ne era curato. Aveva inseguito Mon fino alla spiaggia e li’ il suo avversario si era fermato improvvisamente, come se volesse aspettarlo; poi aveva sguainato la spada e, con un sorriso minaccioso, gliel’aveva puntata contro.

— Ora dovrai batterti con me! —

— Maledetto, era solo una trappola… — aveva considerato il ragazzo dai capelli verdi, sorridendo a sua volta. — Ma stavolta ti accontentero’… E’ mio dovere dare una lezione a chiunque adoperi l’arte della spada in modo abietto come fai tu. —

— Sei uno stupido, se credi di poter vincere… — aveva affermato, sibillino, Montgomery, avvicinandosi lentamente al suo contendente — Ho un asso nella manica che ti fara’ abbassare la cresta, vedrai… —



— Zoro… ehi, Zoro, ci sei?! —

Lo spadaccino si ridesto’ di colpo dai suoi ricordi e fisso’ stranito il suo interlocutore: Sanji gli stava agitando una mano davanti agli occhi per attirare la sua attenzione e, dopo averla ottenuta, gli lancio’ un’occhiata indagatrice che l’altro, pero’, evito’ accuratamente, girando la testa.

— Insomma, vuoi dirmi cosa ti e’ successo tre giorni fa? —

— Mi sono battuto contro un essere meschino e ho perso, ti va bene questa risposta? — si altero’ lo spadaccino.

— No, che non mi va bene — rispose Sanji, arrabbiandosi a sua volta — Io ti sono corso dietro quando sei scappato improvvisamente dal mercato e ho assistito a tutta la scena. Non era il solito Zoro quello che combatteva contro quell’incapace, lui non avrebbe mai commesso errori cosi’ grossolani e sicuramente non si sarebbe lasciato sconfiggere in quel modo! —

— Era soltanto piu’ forte e abile di me. Punto. —

— Non dire sciocchezze!!! — grido’ il cuoco sempre piu’ infuriato — Quel tipo non valeva nulla, avresti potuto batterlo anche ad occhi chiusi e senza spade! Invece i tuoi fendenti erano fiacchi e, durante l’ultimo attacco, hai anche sbagliato il bersaglio: ti sei mosso lentamente, quasi come se volessi dargli l’opportunita’ di spostarsi e, invece di colpire lui, hai tranciato di netto le funi che trattenevano quelle travi alla fine della spiaggia, dopo di che hai ricevuto da quell’idiota la tua bella ferita all’addome che per poco non ti faceva secco! —

Zoro ascolto’ quello sfogo senza battere ciglio, poi poggio’ con noncuranza il vassoio sulle ginocchia del compagno e si stese nuovamente sul divano, dandogli le spalle.

— Quel tipo era in gamba. Tu non sei uno spadaccino e non puoi averlo capito. Ora ritornatene in cucina e lasciami dormire. Sono molto stanco. —

Sanji rimase in silenzio per qualche secondo, intento a fissare l’altro con un’espressione pensierosa, dopo di che si aggiusto’ gli occhiali sul naso, afferro’ il vassoio e si incammino’ verso la porta. Zoro lo senti’ muoversi e sollevo’ leggermente la testa verso di lui per ricordargli di non venire piu’ a disturbarlo, ma cio’ che vide gli fece morire le parole in gola.



Sanji zoppicava.



Trascinava la gamba destra con evidente difficolta’, nonostante fino a tre giorni prima stesse benissimo: difatti Zoro aveva deciso di accompagnarlo nelle compere proprio perche’ non aveva voglia di ricevere uno dei suoi calci…

Il cuoco usci’ dalla camera e, senza voltarsi indietro, chiuse con un tonfo secco la porta alle sue spalle. Zoro lascio’ cadere la testa sul cuscino e rimase a fissare il soffitto: non se ne era accorto prima perche’, quando Sanji era entrato, lui aveva fatto finta di dormire, mentre ora…

Cosa mai poteva essere accaduto? Aveva pochi ricordi dei momenti successivi all’incontro con Mon: sapeva di aver ripreso conoscenza quando era gia’ sulla nave, Chopper gli aveva curato la ferita che purtroppo si era infettata e, nonostante la febbre alta, aveva ascoltato le battutine idiote di Rufy ed Usopp per tirargli su il morale, nonche’ i rimbrotti di Nami e Robin. E Sanji? Dov’era Sanji? Era stato lui a riportarlo alla Going Merry? E quando si era ferito? Per quanti sforzi facesse, non gli veniva in mente alcun indizio, alcun particolare, alcuna frase buttata li’ per caso che potesse fargli capire che cosa fosse successo al compagno.

Stava ancora cercando di darsi una risposta, quando senti’ bussare lievemente alla porta: Chopper fece timidamente capolino dall’uscio, mentre Nami, alle sue spalle, lo spintonava per farlo entrare.

— Avanti, vedi che e’ sveglio? — disse poi la ragazza, una volta messo piede nella camera.

Chopper si avvicino’ al divano e comincio’ a togliere le bende dall’addome di Zoro.

— Devo cambiarti la fasciatura: vedrai, ci vorra’ solo qualche minuto. —

Lo spadaccino osservo’ in silenzio l’operazione, mentre Nami, accanto alla piccola renna, lo fissava con un ghigno divertito.

— Si puo’ sapere che hai da ridere?! — sbotto’ il ragazzo.

— Sempre gentile, eh? Ma d’altronde Sanji ci ha detto che hai mangiato tutto e che quindi ti sono ritornate le forze… —

— Nami, ascolta… —

Di fronte all’improvviso tono serio dello spadaccino, la ragazza perse immediatamente tutta la sua baldanza e fece un cenno di assenso col capo per invitarlo a continuare.

— Cos’e’ successo a Sanji? —

— Che intendi dire? — intervenne Chopper, fissandogli la fascia.

— Poco fa l’ho visto zoppicare e credo che sia ferito alla gamba destra. Si puo’ sapere cosa ha combinato? —

Nami volto’ il viso dall’altra parte, mentre il medico pose le bende e i medicinali sul tavolo, senza rispondere.

— Insomma, volete parlare?! Che diavolo vi prende?!? E non ditemi che non sapete nulla, perche’ non ci credo! —

— Mi dispiace, ma abbiamo promesso a Sanji di non dirti niente. — ammise Chopper con voce triste.

— Come sarebbe a dire? Quel fanfarone di un cuoco non puo’ decidere cosa devo sapere e cosa no! Ve lo ripeto un’ultima volta: come si e’ ferito Sanji? —

— Cielo, e’ proprio impossibile avere a che fare con due testoni come voi! — salto’ su Nami improvvisamente. — Non fate che litigare dalla mattina alla sera, mentre adesso, eccovi qui, preoccupati da morire l’uno per l’altro… Sapete cosa dovreste fare voi due? P-a-r-l-a-r-e. — scandi’ poi la ragazza, mollando un pugno sulla testa di Zoro.

— Ma che accidenti fai?! — sbraito’ il ragazzo dai capelli verdi, massaggiandosi la nuca.

— Sai chi ti ha portato fin qui a spalla quando eri pieno di sangue e senza conoscenza? — continuo’ la cartografa — Esatto, e’ stato Sanji. Ti ha trasportato di peso fino alla Going Merry e ha chiesto a Chopper di curarti immediatamente. Ci eravamo accorti che non aveva una bella cera, ma lui ha insistito perche’ Chopper visitasse prima te. —

— Dopo averti disinfettato la ferita e averti messo i punti, sono andato da lui — s’intromise la piccola renna — Continuava a dire di non avere niente, ma alla fine l’ho convinto a mostrarmi la gamba destra. Aveva un taglio molto profondo, una ferita di spada, e sono dovuto intervenire subito: fortunatamente non c’e’ stata infezione o… —

— CHE COSA?! — quasi grido’ Zoro — Le gambe sono il tesoro piu’ importante di Sanji, perche’ le ha esposte in questo modo?! —

— Non ci arrivi da solo? — gli rispose Nami, ormai sul punto di perdere definitivamente la pazienza — Quando il tuo avversario ti ha colpito, tu sei crollato a terra e sei svenuto; quel tipo ha alzato nuovamente la spada su di te per finirti e allora Sanji e’ corso a proteggerti e ha fermato quel colpo mortale con uno dei suoi calci. —

Zoro sgrano’ gli occhi sorpreso e con le dita afferro’ un lembo di coperta, stringendolo convulsamente.

— Vuoi dire che… —

— Esatto — affermo’ la ragazza — Quel tipo ha colpito la gamba di Sanji invece che te. Facendosi leva sulle mani, poi, Sanji lo ha atterrato con l’altra gamba e, dopo, ti ha portato fino alla nave, nonostante la sua ferita. —

Zoro distolse lo sguardo dai visi seri dei suoi compagni e comincio’ a fissare il muro, anche se, in realta’, la sua mente non visualizzava altro che il vuoto.

— Come sta ora? —

— E’ tutto a posto, non preoccuparti — lo rassicuro’ Chopper, ridendo — Sanji ha la pelle dura, nel senso letterale del termine, e non avra’ problemi. Tra qualche tempo potra’ utilizzare la gamba destra meglio di prima… —

— E’ stato un idiota. —

Chopper e Nami fissarono l’amico allibiti, non comprendendo il significato della sua reazione.

— E’ stato un idiota. — ripete’ Zoro — Le mani sono il suo tesoro piu’ importante come cuoco, ma le gambe rappresentano il suo tesoro piu’ importante come pirata. Non avrebbe dovuto metterle a rischio per nessuna ragione al mondo. —

— Invece per lui esiste questa ragione. E questa ragione sei tu. — asseri’ Chopper — Questa ragione si chiama amicizia. Del resto, e’ stato proprio qui, con voi, che anch’io ho compreso di nuovo il significato di questa parola. —

— E poi, a questo punto, sembrerebbe che anche tu sia un idiota… — s’intromise la cartografa, rivolgendosi al compagno ferito.

— Cosa intendi dire? — si agito’ Zoro.

— Sul giornale di due giorni fa, c’era scritto che, sotto quell’ammasso di travi che tu hai fatto rotolare, e’ stato ritrovato un uomo ferito, con accanto una pistola. Quel tizio ha ammesso di essere un complice di Louis Montgomery, il tipo con cui ti sei battuto a duello e che e’ stato arrestato dopo essere stato messo ko da Sanji. Tu ne sai niente? —

— Cosa vuoi che ne sappia… — disse l’altro semplicemente, alzando le spalle — Io ero impegnato nel mio combattimento. —

— Guarda che quei due hanno confessato… — gli fece notare Nami — Ed e’ stato solo un puro caso che io non abbia fatto vedere quel giornale a Sanji. Allora, ci vuoi spiegare come e’ andata esattamente? —

— Sei sempre la solita ricattatrice — disse Zoro a denti stretti, aggrottando le sopracciglia.

— Che ci vuoi fare… e’ nella mia natura… —

— Non dovrete dirgli niente. —

— Gia’, lo immaginavo… Da questo punto di vista, sei la copia perfetta di Sanji. Comunque, si’, hai la mia parola. Ed ora, sputa il rospo! —

Lo spadaccino esito’ ancora e Nami fu sul punto di dargli un altro pugno, ma Chopper la fermo’.

— Sappiamo tutti che non ti saresti mai lasciato battere da un tipo come quello… — disse il medico — Pero’ vorremmo conoscere dalla tua bocca il motivo per cui invece l’hai fatto… —

— Hai ragione — ammise Zoro, mentre abbassava il capo sorridendo — Questo ve lo devo, non e’ forse cosi’? —

Chopper annui’ e, sedendosi sul divano accanto al ragazzo, aspetto’ che il compagno iniziasse il suo racconto.



—————



Sanji era seduto in cucina, con una sigaretta spenta tra le labbra e lo sguardo fisso avanti a se’: aveva appena terminato di lavare i piatti ma, a causa della ferita alla gamba, non riusciva ancora a stare in piedi a lungo.

Si massaggio’ la coscia con fastidio, poi si tolse gli occhiali e si stropiccio’ gli occhi stanchi. Discutere con Zoro era l’ultima cosa che avrebbe voluto in quel momento, ma a volte quello spadaccino era cosi’ testardo che non c’era verso di farlo ragionare. Anche se non era un esperto, come Zoro gli aveva prontamente fatto notare, aveva capito subito che quel tipo dalle fattezze di una scimmia non valeva un soldo bucato: del resto, lui era riuscito a batterlo con uno solo dei suoi calci, nonostante la ferita, e non poteva credere che il compagno, invece, fosse stato sconfitto cosi’ miseramente. Zoro si era comportato in modo strano, se ne era accorto dai suoi movimenti cosi’ diversi dal solito: sembrava quasi che avesse evitato apposta di colpire il suo avversario e Sanji, per quanti sforzi facesse, non riusciva a comprenderne il motivo.

Ma forse avrebbe dovuto lasciar perdere sul serio.

Forse avrebbe dovuto rassegnarsi all’idea che quello Zoro, la cui volonta’ di non arrendersi lo aveva convinto, insieme alla determinazione di Rufy, ad intraprendere quel viaggio lungo la rotta marittima, non esisteva piu’.

Ma cosi’… quali punti di riferimento avrebbe avuto d’ora in avanti?

— Sanji… —

Il cuoco sobbalzo’ e si volto’ di scatto verso la porta, non avendo udito nessuno entrare. Chopper era fermo sull’uscio, con la zampa appoggiata allo stipite e l’espressione interrogativa.

— … c’e’ qualcosa che non va? — continuo’ la renna — Hai una faccia strana… —

— No, no… — si affretto’ a smentire l’altro — Ero solo sovrappensiero. Piuttosto, perche’ sei venuto qui? Hai fame? —

Il medico scosse la testa e, dopo aver chiuso la porta, si sedette di fronte all’amico e tossicchio’ intimidito.

— Cosa c’e’? Vuoi dirmi qualcosa? — gli chiese il cuoco, rimettendosi gli occhiali ed accendendosi una nuova sigaretta.

— Io e Nami… abbiamo parlato con Zoro. —

— Ed io cosa c’entro? — disse il ragazzo biondo con voce atona.

— Ci ha spiegato che cosa e’ successo. —

Sanji strinse per un attimo la sigaretta tra le dita, ma Chopper se ne accorse e sorrise di fronte al nervosismo del compagno.

— Ha fatto giurare di non dirti niente… —

— Lo immaginavo… — Il ragazzo lascio’ penzolare la sigaretta dalle labbra e chino’ la testa all’indietro, cominciando a dondolarsi sulla sedia.

— Ma anche tu ci hai chiesto di non dirgli niente della tua ferita… —

— E’ diverso. —

— Non e’ diverso! — Chopper aveva alzato la voce e Sanji lo fisso’ stupito, non capendo quale assonanza potesse esserci tra il suo gesto e le stranezze di Zoro.

— Nami mi ha mandato qui per raccontarti tutto: e’ stata lei a promettere di non parlare con te, non io. Inoltre ha detto che siete due stupidi e che, se comunicaste tra voi, non ci sarebbero tutti questi problemi… —

— Io non ho alcuna intenzione di parlare con Zoro! —

— C’e’ un motivo per cui lui si e’ comportato come ha fatto e tu devi saperlo — continuo’ la renna, ignorandolo. — Dopo sarai libero di pensarla come vuoi. —



— Sei uno stupido, se credi di poter vincere… — affermo’, sibillino, Montgomery, avvicinandosi lentamente al suo contendente — Ho un asso nella manica che ti fara’ abbassare la cresta, vedrai… —

— Che diavolo stai dicendo? — disse Zoro, senza abbassare la guardia. — Non sei cosi’ abile da saper utilizzare una tecnica segreta… — 

— Io non ho parlato di tecniche segrete… — specifico’ l’altro — Quel biondino lassu’, sulla strada… non e’ forse un tuo amico? — 

Zoro alzo’ lo sguardo verso il punto indicatogli da Montgomery e scorse Sanji che, appoggiato alla ringhiera dello spiazzo di strada che si affacciava sulla spiaggia, stava osservando tutta la scena. 

— Sai, io non sono qui da solo… — continuo’ Mon — Abbassa lo sguardo e poi guarda laggiu’, vicino a quelle travi… — 

Zoro segui’ le indicazioni del suo avversario e scorse in lontananza un altro uomo, con il braccio sollevato verso la direzione in cui si trovava Sanji e con in mano qualcosa che luccicava alla luce del sole. Una pistola. 

— Se non farai come dico, il tuo amico si trovera’ con una pallottola in fronte…Ho preso le mie informazioni, prima di trascinarti fin qui. — 

— Sei soltanto un maledetto bastardo… — lo insulto’ Zoro a denti stretti. 

— Pensala come vuoi… Sappi, pero’, che se vuoi che al tuo amico non succeda nulla, dovrai lasciarti sconfiggere. Queste sono le condizioni. — 

Zoro abbasso’ la testa e strinse con forza le else delle sue tre spade. Non aveva alcuna possibilita’ di scelta. Non poteva assolutamente permettere che succedesse qualcosa a Sanji, per cui doveva comportarsi come voleva quel bastardo. Conoscendolo, pero’, non era per niente sicuro che poi avrebbe mantenuto la parola…Doveva escogitare al piu’ presto un modo per mettere fuori combattimento il tipo con la pistola, ma senza che quei due se ne accorgessero o per Sanji sarebbe stata la fine. 

Avvicinarsi a quell’uomo, fingendo di combattere contro Mon? 

No, troppo evidente anche per un idiota come il suo avversario… 

Lanciargli contro una delle spade e fargli cadere la pistola? 

Se avesse sbagliato mira, Sanji sarebbe stato spacciato… 

Cosa accidenti poteva fare?Perche’ non riusciva a ragionare lucidamente? Perche’ era cosi’ preoccupato? 

Zoro si morse il labbro e sposto’ leggermente lo sguardo a sinistra. 

Le travi. 

Quel tipo era lungo la traiettoria delle travi. 

La corda che le teneva insieme era fissata al gancio del braccio abbassato di una gru poco distante: se fosse riuscito ad avvicinarsi sufficientemente da tagliarla, forse Sanji si sarebbe salvato. Avrebbe dovuto fare in modo che si trattasse di uno sbaglio, cosi’ il complice di Mon non avrebbe avuto la possibilita’ di spostarsi e scappare. Era un piano rischioso, ma poteva funzionare. 

Doveva funzionare. 

Era in gioco qualcosa di troppo importante perche’ potesse permettersi il lusso di sbagliare. 



Sanji fisso’ Chopper con gli occhi sbarrati e la bocca spalancata, non potendo credere che quanto appena raccontato dal medico corrispondesse al vero. La sigaretta che aveva tra le labbra cadde a terra, ma lui non se ne curo’.

— Mi stai dicendo che Zoro si e’ fatto quasi ammazzare per salvare me?! —

La renna si verso’ un bicchiere d’acqua e, annuendo, bevve tutto d’un sorso.

— E’… e’ stato un idiota, dannazione! — grido’ il cuoco, sbattendo le mani sul tavolo.

— Nami ha proprio ragione… voi due siete uguali. — asseri’ Chopper, senza scomporsi. — E pensare che basterebbe soltanto che foste un po’ piu’ sinceri l’uno con l’altro… —

— Cosa intendi dire con questo? —

— Nulla, nulla… Ora pero’ devo andare, tanto ormai hai saputo tutto quello che c’era da sapere. — E detto questo, il medico di bordo salto’ giu’ dalla sedia e corse fuori dalla cucina, lasciando Sanji solo a riflettere. Il cuoco diede improvvisamente un pugno sul tavolo, facendo traballare e poi cadere il bicchiere da cui aveva bevuto Chopper, dopo di che si accese nervosamente un’altra sigaretta e butto’ la testa all’indietro, come faceva sempre quando aveva qualcosa di importante a cui pensare. Perche’ Zoro si era comportato in quel modo? Eppure non facevano altro che litigare, si punzecchiavano continuamente e non passava giorno senza che venissero alle mani per le ragioni piu’ futili. Perche’ lo spadaccino aveva rischiato la vita per lui? E soprattutto, perche’ lui non si era accorto dell’uomo che lo teneva sotto tiro?

La risposta la conosceva bene.

Era preoccupato per Zoro.

Perche’, nonostante gli insulti e i battibecchi, Zoro era la persona che, insieme a Rufy, l’aveva convinto a partire per quell’avventura e che tuttora rappresentava il suo unico punto di riferimento.

Aveva temuto sul serio per lui e, da quel momento, niente di cio' che lo circondava aveva piu' avuto importanza. Per questo motivo, non si era accorto di quel cecchino. E per colpa della sua stupida sbadataggine, Zoro aveva rischiato la vita.
Sanji spense la sigaretta, poi, con un gesto brusco, si alzo' dalla sedia ed usci' dalla cucina, sbattendo la porta. Ando' in coperta e si affaccio' alla balaustra, ma l'oscurita' della sera gli impedi' di volgere lo sguardo troppo lontano.

Continuava a domandarsi perche' Zoro si fosse comportato in quel modo e perche' fosse arrivato al punto di mettere in pericolo il suo sogno. Certo, anche lui si era esposto molto quando aveva visto il compagno in difficolta', ma il suo caso era diverso.
Lui non odiava Zoro.
E non avrebbe mai permesso che gli succedesse qualcosa.
Ma l'altro invece... Aveva agito per spirito di squadra? Perche' Sanji faceva comunque parte della ciurma? Non sarebbe stato meglio se gli avesse semplicemente gridato di spostarsi?
Il cuoco si volto' di spalle e si lascio' scivolare a terra, con la schiena appoggiata alla balaustra e la faccia abbassata. Capire Zoro era un'impresa troppo grande per lui. Gli piaceva stuzzicarlo proprio perche' non riusciva a comprendere il suo carattere impossibile. E perche’ quello era l’unico modo che conosceva per esprimere il suo rispetto per qualcuno. Del resto, litigava sempre anche con Zef, eppure quel vecchio pirata era la persona cui fosse piu’ grato ed affezionato.

Come Zoro.

— Che ti succede? Hai bruciato l’arrosto, per caso? —

Sanji alzo’ la testa di scatto e si ritrovo’ dinanzi lo spadaccino che, in piedi, lo fissava con uno sguardo indecifrabile.

— Cosa diavolo ci fai qui? — rispose il cuoco sgarbatamente — Non dovresti camminare con la ferita che ti ritrovi… —

— Non sei stato tu a dirmi, questo pomeriggio, che dovevo smetterla di dormire? — noto’ Zoro, mentre si sedeva accanto al compagno, trattenendo a stento un’espressione di dolore.

— Ritorna in camera e piantala di fare lo stupido! —

— Nessuno puo’ dirmi quello che devo fare… —

— D’accordo, se vuoi sentirti di nuovo male, non saro’ certo io a fermarti! —

Sanji volto’ la testa dal lato opposto per ignorare il compagno e Zoro ne approfitto’ per lanciare uno sguardo alla gamba destra dell’altro, nel punto in cui presumibilmente si era ferito per salvarlo. Si era alzato dal divano per prendere un po’ d’aria e, quando aveva visto Sanji seduto a terra da solo, gli si era avvicinato: in realta’, non aveva idea di cio’ che avrebbe potuto dirgli, voleva soltanto stare li’, seduto accanto a lui, e riflettere. Ci aveva rimuginato a lungo, ma non aveva capito perche’ l’amico avesse rischiato il suo tesoro per fermare Mon: avrebbe potuto colpirlo da dietro, perche’ invece gli si era gettato proprio contro? Perche’ non aveva pensato che cosi’ avrebbe danneggiato seriamente la sua gamba? Possibile che, per Sanji, la vita della persona che meno sopportava sulla nave valesse tanto? L'avrebbe capito se avesse reagito cosi' per Nami, ma per lui... 

— A cosa stai pensando? —
Sanji gli aveva rivolto quella domanda all'improvviso, dopo aver appoggiato il capo contro la balaustra e sollevato il viso verso il cielo.
Zoro incrocio' le mani dietro la nuca ed inspiro' profondamente, prima di rispondere.
— Pensavo che oggi ho mangiato davvero bene... —
Il cuoco sorrise tra se' e, dopo aver lanciato uno sguardo sfuggevole al compagno, prese il pacchetto di sigarette dalla tasca e ne accese una.
— Vorrei proprio capire che gusto provi nel fumare tanto ogni giorno... —
— Io sono fatto cosi': ho bisogno di una sigaretta quando termino un lavoro o quando devo pensare. Ma soprattutto mi piace fumare quando sono in compagnia di qualcuno con cui sto davvero bene... —
Lo spadaccino si volto' sorpreso, ma l'altro non gli diede peso e prosegui'.
— ...e finora sono stato davvero bene con una sola persona. — 

Zoro lo fisso' per qualche istante, dopo di che rivolse nuovamente lo sguardo innanzi a se' e sorrise.
— Non mi hai mai raccontato di All Blue... — disse, continuando a guardare un punto imprecisato del ponte.
— Non credevo ti interessasse. — gli rispose il ragazzo biondo con un tono meravigliato nella voce.
— Noi abbiamo un obiettivo in comune da raggiungere affinche' i nostri sogni possano realizzarsi: la traversata della grande rotta marittima. Io voglio diventare il miglior spadaccino del mondo, tu vuoi trovare quel luogo in cui confluiscono i pesci di tutti i mari: forse aneliamo entrambi a qualcosa che non esiste, ma, nonostante tutto, finora non ci siamo mai arresi. Eppure... esiste qualcosa di piu' importante del tuo sogno? —
Sanji indirizzo' lo sguardo nella stessa direzione di quello di Zoro ed attese qualche secondo prima di rispondere.
— Forse. —
— Gia'. Forse esiste anche per me. —
— Non ti credo. — lo contraddisse il cuoco, scuotendo la testa. — Tu hai fatto una promessa e vuoi realizzare il tuo sogno principalmente per un'altra persona. Per te non esiste nulla di piu' importante. —
— Forse un'altra promessa... —
— Cosa? —
— Diventero' il piu bravo spadaccino del mondo, e lo faro' per me stesso, per Kuina e per dimostrare ad uno stupido cuoco che non sono un incapace. — asseri’ Zoro, stendendo in avanti il braccio destro con un gesto solenne. — Questo e’ il mio nuovo giuramento. —

Sanji rimase in silenzio per qualche istante, poi allungo' a sua volta il braccio destro e pose la mano su quella di Zoro.
— Allora io trovero' All Blue, e lo faro' per me stesso, per quel vecchiaccio di Zef e perche' uno stupido spadaccino non possa vantarsi di essere il piu' in gamba. — proclamo' — Sara' questo il nostro patto. —
— Ricordati che, se non realizzi il tuo sogno, dovrai ammettere di essere di gran lunga inferiore a me. —
— E se tu non mantieni la promessa, dovrai riconoscere che sono io il migliore. —
— Questo non accadra' mai. — affermo' Zoro con un ghigno.
Sanji sorrise e mugugno' qualcosa di indefinito, dopo di che sollevo' la mano da quella del compagno e si tolse la sigaretta dalle labbra, gettando la cenere in mare.
— Forse esiste qualcosa di piu' importante di un sogno... — riflette’ a bassa voce.

Zoro non rispose, ma si limito' ad annuire col capo; poi, senza nemmeno alzare gli occhi, afferro' improvvisamente la mano destra di Sanji e si porto' la sua sigaretta alle labbra.
— Hai ragione — disse infine, dopo un paio di boccate — E' piacevole fumare in compagnia di qualcuno con cui si sta davvero bene. —

Il cuoco senti’ il proprio respiro smorzarsi per un attimo, poi ritiro' la mano e la fisso' a lungo con un'espressione incredula. Zoro lo sbircio' di sottecchi, finche’ non incrocio' le braccia dietro la nuca e sbadiglio'.
— Mi piacerebbe mangiare un arrosto domani... —
— EHH? — salto' su Sanji — Non puoi ancora mangiare una cosa simile, avrai una semplice zuppa! —
— COSA?!? Cuoco da strapazzo, non mi farai ancora quella brodaglia! Se ho detto che voglio un arrosto, mangero' un arrosto! —
— Non sara' un insulso spadaccino ad ordinarmi cio' che devo cucinare! E poi prova di nuovo a chiamare 'brodaglia' la mia zuppa e ti daro' una lezione molto piu' dura di quella che ti ha inflitto il tuo amico faccia-di-scimmia! —
— Cosa vuoi darmi tu? — si agito' Zoro, afferrando l'altro per il bavero della camicia — Sei soltanto un incapace, potrei sistemarti per benino anche con questa ferita! —
— Allora provaci, se ne sei capace!! —
— Nami, senti... — disse Chopper, mentre spiava i compagni dalla porta della cucina — Ma tu sei proprio sicura che quei due abbiano fatto la pace? —
— Mhhhhh... — mugugno' la ragazza, coprendosi la faccia con una mano — Non c'e' niente da fare, non impareranno mai... Lasciamoli perdere ed andiamocene a dormire... —
— Ti ricordo che e' grazie a quella che tu chiami 'brodaglia' che oggi ti sei sentito subito meglio! — continuo' Sanji sul ponte.
— Come se non sapessi che hai usato degli avanzi come al solito! — replico' Zoro, senza mollare la camicia del compagno.

— Gli avanzi sono persino troppo per uno come te! —

— Ripetilo se hai il coraggio! —

— Sei stato un idiota… — sussurro’ invece Sanji, staccandosi bruscamente dallo spadaccino e riappoggiandosi alla balaustra con il viso basso.

Zoro si blocco’ interdetto, ma una sola occhiata all’espressione del compagno basto’ per fargli capire che lui sapeva. Rivolse lo sguardo verso la gamba ferita dell’amico e ripete’ le sue stesse parole.

— Sei stato un idiota anche tu… —

Sanji sorrise tra se’, intuendo come Nami e Chopper non fossero assolutamente capaci di mantenere un segreto, poi getto’ la testa all’indietro e respiro’ a pieni polmoni l’aria del mare.

— Ehi, spadaccino… ricordati che abbiamo fatto un patto e che devi rispettarlo... —

Zoro si avvicino’ all’amico, appoggio’ la testa e la spalla vicinissime alle sue e chiuse gli occhi, come per addormentarsi.

— L’ho giurato a due persone importanti… — mormoro’ lentamente, gia’ quasi nel mondo dei sogni.

Sanji annui’ col capo e chiuse gli occhi a sua volta: era una serata calda, forse anche lui avrebbe dormito li’ fuori per un po’…



In fondo, esisteva sul serio qualcosa di piu’ importante di un sogno.



Ed era la persona con cui condividerlo.





FINE